E IL PRESIDENTE DELL’ABRUZZO DIVENTA IL PROTOTIPO DELLE CONTRADDIZIONI NELLA LOTTA AL VIRUS

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28 GENNAIO 2021 – Il presidente della giunta regionale Marsilio rimedia altre figuracce in televisione, non soddisfatto di aver regalato una settimana di restrizioni da zona rossa agli abruzzesi (dei quali non fa parte, essendo stato paracadutato da Roma).

Dopo i video che, montati ad arte in seguito alle risposte random che ha dato ad un giornalista televisivo, lo riprendono a dialogare con il John che gli dovrebbe fornire le attrezzature sanitarie in un battibaleno, questa sera è stato indicato come il prototipo della testarda difesa di interessi economici pur in presenza di gravissimi pericoli di nuova diffusione della infezione da coronavirus.

Il prof. Andrea Crisanti, mentre illustrava i gravi pericoli connessi alla mutazione del virus, con le varie varianti delle quali una più letale delle altre potrebbe non consentire, ha richiamato l’intervento di alcuni minuti prima di Marsilio. “Il presidente dell’Abruzzo – ha detto il microbiologo dell’Università di Padova – ha voluto sottolineare la prevalenza delle ragioni dell’economia, pur in un momento nel quale si rischia di non conseguire i risultati attesi dalla vaccinazione perché, se non si interrompe la trasmissione con incisivi interventi, è probabile che il virus presenti ricorrenti varianti; è nella natura del virus mutare ricorrentemente”.

Le ambizioni dei “governatori”, come Marsilio e Fontana, a farsi paladini degli interessi assai particolari rispetto a quello generale di garantire la sopravvivenza fisica della popolazione, segnano la traccia di una doverosa, radicale riforma istituzionale che ridimensioni il loro ruolo in materie di rango esclusivamente da riservare a istanze più alte.

Il Covid ha mostrato una Italia divisa in repubbliche arroganti e arroccate. Abbiamo assistito nell’estate scorsa a quello che hanno voluto fare in Sardegna (da dove poi si sono diffusi in tutta Italia possenti focolai di Covid) o, all’opposto, in Campania, dove quasi stava per essere inaugurata una procedura sui generis e in aperta sfida con il governo centrale sul tema della scuola. E prima della Sardegna e dopo la Campania, la Lombardia ha racchiuso la quintessenza del negare l’evidenza, persino in termini di dati sanitari.