E ADESSO, POVERI MERLI?

198
Stampa questo articolo

LA RINCORSA PER OTTENERE LA BENEDIZIONE DEL CAPO PROCURA QUALCHE IMBARAZZO SE POI IL CAPO FA IMPREVEDIBILI GIRAVOLTE

2 APRILE 2020 – E adesso, poveri merli? Che faranno i pochi sostenitori di Andrea Gerosolimo che, mentre imperversava la protesta per i ricoveri di malati covid all’ospedale di Sulmona “no covid”, accusava con il gentile epiteto di “traditori della patria” quelli che esprimevano perplessità per la dissennata scelta della ASL?

Avevano aggiunto, fidenti, i soliti “mi piace” telecomandati, come in genere succede quando si muovono su facebook le creature politiche dell’ex assessore: Vincenzo Margiotta del Cogesa (che se arriva a 35 likes, compresi il Cogesa  stesso e la moglie, è grasso che cola), Luigi Di Loreto della SACA (che ha scoperto lo smart work per un ente che eroga acqua, con il rischio che qualcuno si renda conto che l’acqua arriva lo stesso e non perché lavorino i dipendenti, quanto perché dai tempi di Ovidio esce in abbondanza, gelidis undis, appunto; le uniche volte che debbono riparare una falla nel centro di Sulmona ci mettono una settimana per capire se è di propria competenza, tre giorni per cercarla e due settimane di riparazioni, a meno che non si faccia strada da sola), Salvatore Zavarella del Consorzio di Bonifica (sempre di acqua parliamo, sebbene da irrigazione e, dunque, gelidis undis anche in questo caso…). All’improvviso l’ex assessore ha cambiato idea ed ha mandato il messaggio opposto alla Regione: non si tocchi l’ospedale di Sulmona, semmai – sostiene la moglie consigliera della maggioranza opposta a quella che sosteneva l’assessore – si comprino i kit per i test sierologici.

I merli non gli hanno neppure chiesto (non su facebook, almeno) il motivo di tale giravolta, ma hanno giravoltato anche loro, sincronici come sempre e rifornendo le lingue di nuova saliva per continuare l’opera diuturna, che non è quella delle solitarie lumache. C’era pure quello che si indignava della mancanza di umanità per il destino del povero ricoverato del quale nessuno si chiedeva quale storia e quali sofferenze lasciasse nell’autolettiga. Non si indignava (perché il capo non si era ancora esibito nella virata tattica) per il destino di altri malati, quelli che stavano in un ospedale sfornito pure delle mascherine; non erano traditori della patria, ma senza patria questo sì e non facevano parte dello storytelling dal quale trovare argomenti per l’inquisizione contro i “traditori della patria”. Quindi adesso tutti via dall’ospedale di Sulmona, perbacco. Altro che accoglienza! Ne va della campagna elettorale prossima ventura, da combattere sull’opposto fronte rispetto a quello che ha pasciuto l’ex assessore (come è successo  per la giravolta tra la giunta D’Alfonso e la “maggioranza” (???) che sostiene Marsilio). Oppure, chissà, sul fronte opposto al precedente e quindi in alleanza con gli ultimi nemici; molto dipende pure dai kit.

E il malato in lettiga trattato senza rispetto per la dignità dell’uomo? La giravolta impone di non dare troppo peso a quello, di malato, e a tutti gli altri che per la scelta della ASL n. 1 dovrebbero essere trasferiti da un ospedale all’altro in Abruzzo. Non servono lacrime, ma solo abbondante saliva.

Please follow and like us: