DOVE UNA TROUPE NON ARRIVA OCCORRE MANDARNE ALTRE DIECI

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PARADOSSALE CONTORNO ALLA CENSURA DELLA SINDACA DI PREZZA CONTRO LA RAI

8 SETTEMBRE 2020 – Il sindacato dei giornalisti ha protestato per l’increscioso episodio di qualche giorno fa a Prezza, quando la sindaca Marianna Scoccia, moglie dell’ex assessore regionale Andrea Gerosolimo, avrebbe impedito alla troupe della RAI regionale di effettuare riprese nei vicoli del paese se non avesse intervistato proprio la sindaca. Scoccia sostiene di aver solo rappresentato alla troupe il pericolo sanitario per le dimensioni del centro storico, che non consentono il distanziamento nel dedalo di vicoli dove le riprese sarebbero state effettuate.

Siamo propensi ad ascoltare di più la versione dei giornalisti; sappiamo qual è l’atmosfera e sappiamo che i giornalisti della Rai, almeno su queste faccende, sono abbastanza disinteressati. L’atmosfera è quella che portò un prefetto tre anni fa a tenere una riunione nel Comune di Prezza per coordinare le operazioni di spegnimento di un incendio che divampava nella parte opposta della Valle Peligna, sul Morrone. Scrivemmo a quel prefetto una lettera aperta per fargli alcune domande, prima tra le quali quella in merito alla esclusione, da quella riunione, della sindaca di Pratola Peligna, cioè del territorio più direttamente interessato dalle fiamme dopo Sulmona; del territorio dove coraggiosamente si stava contrastando l’incendio con linee di fuoco, da terra, senza la ridicola esercitazione di Canadair che non centravano il fuoco neppure al settantesimo tentativo e che hanno spento il Morrone dopo che l’aveva spento la… pioggia di settembre. Antonella Di Nino, sindaco di Pratola Peligna, che da poco aveva sconfitto Andrea Gerosolimo alle elezioni comunali, non fu neppure invitata a quel simposio di astuti strateghi del lato opposto della Valle Peligna; ma il prefetto non rispose mai neppure alla domanda semplice semplice, conseguente alla prima: se, cioè, gli sembrasse giusto partecipare ad una riunione fatta per escludere un sindaco.

Allora, se questa è l’atmosfera: se, cioè, ogni avvenimento in Valle Peligna deve risolversi nel tentativo di riaffermare una supremazia al limite del bullismo politico, ampia solidarietà va ai giornalisti della Rai. Ma, dopo la solidarietà, è opportuno porre anche a quei giornalisti una domanda: perché non cogliete anche in questo l’occasione di svolgere una parte importante del vostro lavoro, realizzando una serie di servizi sulla Valle Peligna per narrare come vadano le cose? La questione non può finire con un episodio di gravità inusitata, come quello che avete raccontato. Neanche Uberto Iorii, nonno del marito di Marianna Scoccia, con le percentuali di voti che raccoglieva, si è mai sognato di fare quello che cercano di fare Marianna Scoccia e Andrea Gerosolimo in tutti gli enti del centro-Abruzzo, complici sindaci, amministratori, professionisti con uno smodato appetito. L’appello che rivolgiamo a Cerasa (che ha firmato il comunicato), Mancinelli, Senepa, Monaco non è neanche di mettere nel mirino una sindaca di un paesello. E’ di verificare se qualcuno consenta loro di fare quello che fanno, astenendosi dal fare il proprio, di dovere. Se qualcosa deroga dal normale, come nel caso di una riunione alla quale il prefetto partecipa senza neanche chiedersi perché si svolga in un paese ben al sicuro dall’incendio del Morrone e nel Comune dove è sindaca una avversaria della sindaca vicina, non è al maresciallo del Carabinieri, ma è al prefetto che chiediamo perché e per come si sia trovato in mezzo a tanta bella gente.

E, quindi, se qualcuno impedisce ad una troupe di giornalisti di fare delle riprese, è proprio lì che va spedita una troupe al giorno per conoscere il contorno di questi avvenimenti. Anche per sapere oppure soltanto chiedere se quella condotta contenga gli estremi di un abuso di ufficio o di una violenza privata; e per chiedere, a chi deve interrogarsi sulla sussistenza di questi reati, perché non si interroga. Bisogna andare ai vertici, per correggere le devianze di un ambiente che potrebbe serbare i germi di una infezione, non tenersi distanti come se ci stesse il coronavirus.

Con i mezzi che la RAI ha (per i nostri soldi), potrebbe scatenare “Desert Storm” e detronizzare dittatori di calibro; e qua si limita a fare quello che potrebbe fare un privato qualunque, cioè un comunicato per altri giornalisti.