DALLA CELEBRAZIONE DELL’AUTO ALLA TRASGRESSIONE SUL SALUTO ROMANO IL D’ANNUNZIO PIU’ AUTENTICO

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ANCHE LA SPACCONATA SULLE DONNE NELLA CARTOLINA POSTALE AL SENATORE AGNELLI

9 APRILE 2021 – Anche nelle pieghe più sottili dei reperti meno ufficiali si possono trovare elementi di Storia. E’ il caso di questa cartolina postale con la inconfondibile grafia del Vate pescarese. E quel “Le porgo la mano” segna un distacco profondo dal “saluto romanamente” che doveva concludere ogni contatto, ufficiale o confidenziale, del periodo del “credere, obbedire, combattere”. Contro la “sudicia abitudine” di stringersi la mano si era schierato Benito Mussolini, che per questo aveva rispolverato il saluto dei legionari. E adesso si ipotizza che, molto più praticamente, sarebbe stato un modo di uscire dalla pandemia della “Spagnola” a tre anni dalla “influenza che sconvolse il mondo“. D’Annunzio, che riprese l'”Eia eia alalà” introdotto da Giovanni Pascoli (e malinconicamente e fuori tempo massimo riproposto in modo goffo da Carlo Masci e tale Silos Labini chiamato a celebrare nel 2019 una… riappropriazione indebita del Vate), aveva anche inventato il “me ne frego“. E certamente doveva farsi beffe del saluto romano, lui che si accingeva a lasciare che il Duce facesse anticamera per quasi un’ora a Gardone sul Garda.

Poi c’è molto altro in questo messaggio, che ha la rapidità di un tuono, o di un… sms. C’è una considerazione della donna, che pare più una spacconata, per niente in linea con le più sensibili esternazioni del Vate verso il gentil sesso; e chissà che non sia stata suscitata dall’urgenza di reperire fondi per spot pubblicitari, ai quali il D’Annunzio, che si vantava di essere nato nella stessa terra irrigua di Ovidio, ricorreva per fronteggiare i molti debiti. Visto che il destinatario era il sen. Agnelli, si può ben dire che sia andata così.

Erano, del resto, i tempi di grande promozione della automobile, che arrivava dappertutto, anche sotto la statua di Ovidio e vi rimaneva per giorni interi caratterizzando al meglio Piazza XX Settembre. Prima che arrivasse la giunta che ha tolto le auto e lasciato che l’attenzione si polarizzi sui segni di decadenza del liceo intitolato al figlio nobile di Sulmona.