CONVEGNI DI CAMORRISTI AL CIMITERO DI SULMONA

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SENSAZIONALI RETROSCENA NELLE RELAZIONI DELLA DIREZIONE ANTIMAFIA SUI TERRITORI A RISCHIO

11 OTTOBRE 2019 – Atmosfere da canti di Ossian al cimitero di Sulmona (nella foto del titolo); ma non per lo struggimento degli scenari al chiaro di luna, quanto per gli incontri di gruppi camorristici, dei quali nulla hanno mai saputo la popolazione e tanto meno la stampa. E’ tutto vero, perché emerge dalla relazione della Direzione per le indagini sulle associazioni mafiose e terroristiche. E il fatto che nessuno, tranne gli investigatori e i giudici di altre regioni (però dopo che gli incontri era avvenuti) ne fosse al corrente, è ancora più preoccupante: viene a rappresentare quanto sia possibile che i territori ancora non infiltrati dalla struttura organizzativa mafiosa siano a portata di mano per le organizzazioni mafiose o camorristiche.

Questa ed altre rivelazioni, tutte riprese da relazioni che si possono ormai leggere su internet (ma che bisogna sapientemente cercare) hanno tenuto con il fiato sospeso la sala dei ritratti degli antenati Sardi nel palazzo di Via Angeloni, dove il Procuratore antimafia e antiterrorismo dal 2013 al 2017 ed attuale parlamentare europeo, Roberti, è stato accolto proprio per sondare quanto sia profondo l’abisso che vorremmo ci separasse dalle realtà mafiose, ma che inevitabilmente si va accorciando di anno in anno. “Non c’è più la mafia che allarma, come quella che uccideva quasi indiscriminatamente gli avversari” ha detto l’ospite, in verità sorpreso di quanto sia stata documentata la realtà di una regione peraltro non annoverata tra quelle infiltrate. “Ora – ha proseguito – si realizza il punto di incontro tra un servizio chiesto dalla società civile (e in genere cercato da chi vuol tagliare i costi senza il rispetto delle regole) e la criminalità che offre un servizio a prezzo ridotto”. Così vale per lo smercio degli stupefacenti e così vale per lo smaltimento dei rifiuti.

Anzi, Roberti ha detto che proprio nel settore dei rifiuti il guadagno, in confronto alle prassi lecite, è più consistente; quindi ci potrebbe essere nel breve periodo una crescita della presenza malavitosa. I dati dello spaccio di stupefacenti sono diversi, ma non meno allarmanti: dalla relazione che ha introdotto l’intervento di Roberti, tenuta dalla esponente del circolo del Pd avv. Teresa Nannarone, è venuto un altro spunto di raffronto: per la inchiesta “Isola felice” (denominazione che ormai stava stretta all’Abruzzo), coordinata giusto da Roberti e che ha tratto a giudizio cento indagati dopo 25 provvedimenti di custodia cautelare, si è acclarato che il sequestro di ogni chilo di cocaina si è tirato dietro il sequestro di altri trecento chili della stessa sostanza. E due conti semplici portano a ritenere che accurate indagini per il recente rinvenimento di un chilo e mezzo di cocaina ad un dipendente comunale di Sulmona possono proiettare un “giro” perfettamente proporzionato. Un malaffare di dimensioni ciclopiche e capace di radere al suolo ogni ostacolo che la società intendesse opporre alla prassi dilagante.

E’ stato un grido di allarme, ma anche un grido di dolore che ha finito per scomporre anche i volti degli antenati Sardi, per solito imperturbabili e tutti raccolti nella grande sala con le finestre sulla piazza del mercato, mentre non volava una mosca e neanche un cellulare lumeggiava. Roberti ha detto che la recente decisione europea che nega, sostanzialmente, l’ergastolo ostativo per i peggiori crimini mafiosi, non avrà un immediato impatto sulla struttura penitenziaria italiana, mentre potrebbe averlo la decisione della Corte Costituzionale dopo l’udienza che si terrà entro ottobre. Ma un rimedio c’è: “E’ quello di segnalare tutto quanto di illecito si percepisca, in tutti gli ambienti, tenendo conto che, proprio perché non sparano con la facilità di una volta, le mafie hanno bisogno di collaborazione; e sempre che le istituzioni riscuotano la fiducia della popolazione, il che non dipende dalla popolazione”.

Segnalare tutto. Anche un convegno all’ombra dei cipressi? Anche quello, che è in fondo il fenomeno più sospetto: che ci vanno a fare agli “alberi pizzuti” tre, quattro, cinque persone senza portare neanche un fiore?

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