COME BUTTARE SOLDI DAL PONTE MORANDI

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TORNA DI MODA OGNI TANTO IL PARCO FLUVIALE, STRAMBERIA DI TRENTA ANNI FA

28 MAGGIO 2020 – Sullo sconsiderato investimento del Parco fluviale torna il Pd, che sottolinea come un normale taglio di erba nella stagione del taglio dell’erba possa fare ancora notizia, in un periodo (tra l’altro) nel quale ci sono ben altre emergenze: “Non servirà a nulla (come è successo più o meno in questi ultimi anni) se non si ha la più pallida idea di che farne, di come metterlo a sistema in un progetto di valorizzazione di tutta l’area, in sinergia col nuovo sito di “parcheggio camper”.Da una classe politica dirigente ci aspettiamo che sieda negli Uffici di Palazzo S. Francesco e, con l’ausilio dei tecnici ed esperti in materia, elabori proposte progettuali sulle risorse cittadine disponibili. Magari individuando finanziamenti ed attivandosi per fare di quel luogo un “Polo turistico naturalistico dell’intera Valle Peligna”, con due precisi indirizzi di intervento riguardanti la gestione ordinaria del Parco, abbinata all’area camper, ed un centro operativo ambientale e turistico eco-sostenibile”.

E a proposito di cura delle aree verdi il Pd chiede di “spiegare, tra l’altro, che fine ha fatto la ditta addetta alla cura delle aree verdi – Argoneta di Villalago – vincitrice di appalto che non poche perplessità sollevò a suo tempo.Da una classe politica dirigente cui sono affidate le sorti di una collettività, ci aspettiamo che oltre ad annunciare la costruzione del nuovo plesso scolastico (i cui fondi furono reperiti per merito della passata amministrazione) ci dica se ha sotto controllo le problematiche connesse, sia sotto il profilo della logistica che della popolazione che dovrebbe usufruirne, con i relativi aggiornamenti sui lavori di messa in sicurezza delle scuole attualmente inagibili. E soprattutto quando gli studenti potranno rientrare nelle aule, sia pure alle nuove condizioni dettate dalle circostanze.Da una classe politica che ha a cuore il futuro di questa città, vorremmo sapere che progetti sta elaborando per fare del Centro Storico il fulcro del rilancio comunale e comprensoriale e, in tale contesto, a che punto sta la ristrutturazione del Liceo Classico Ovidio, bloccata da ormai dieci anni e che di quella valorizzazione potrebbe essere il primo tassello.La riapertura del mercato nella Piazza più grande della Regione, in base ALLE direttive emanate in materia di sicurezza per contenere il contagio da virus, non può avvenire in un clima di confusione ed approssimazione tali da sollevare proteste da parte di tutti”.

Sul Parco fluviale perseverare è davvero diabolico. E’ un fosso accanto al Vella, avaro di sole, impraticabile durante la stagione invernale, attrazione per ogni forma di vandalismo. Quando venne realizzato con un colossale dispendio di risorse per trasferirvi terra e per collocarvi attrezzature a dir poco curiose, il dirigente della Ripartizione tecnica anticipò a “Il Tempo” che non avrebbe retto alla prova della manutenzione, visti i costi che avrebbe richiesto. In questi trenta anni almeno venticinque è stato chiuso: e per recintarlo ed impedire l’accesso furono spesi altre centinaia di milioni di lire alla costruzione di una inferriata neanche elegante perchè ricoperta di rampicanti di ogni genere. Insomma, una disfatta sotto il profilo estetico, funzionale e igienico, che in un Paese normale avrebbe richiesto una indagine della Corte dei Conti, ma che da noi oggi è diventata la passerella per sconcertanti pubblicità a chi ogni tanto vi organizza scampagnate volte alla pulizia (che dura una settimana) oppure, come per il caso segnalato dal Pd, al… taglio dell’erba con annesse clarine celebrative. I geni che lo idearono trenta anni fa non si accorsero che i Sulmonesi hanno tanti bellissimi posti dove passare ore al sole o all’ombra da non richiedere proprio gli sperperi per quest’area interstiziale tra il centro storico e la zona di espansione che, non per niente, nel 1960 fu saltata completamente con il Ponte Morandi. E invece di dirigere le spese sulla Villa Comunale, gioiello di varie specie botaniche, le orientarono verso un’area di risulta che andava conservata agli scoiattoli, ai pioppi che si arrampicano fino al ponte e ad essere osservata di tanto in tanto dal ponte ove già arrivavano i primi cinguettii di primavera.  
Nella foto del titolo le condizioni di dieci anni fa; qui sotto l’anfiteatro prima di essere definitivamente devastato

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