CASINI SULLE TRINCEE: “VOGLIAMO I COLONNELLI”

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E chi ce lo ridà questo bel giuramento alla “Battisti”? Forse Annamaria Casini

I MAGGIO 2020 – “Ancora una volta l’esercito in città” ha proclamato la sindaca Annamaria Casini al TG3 di ieri. Per chi ha perso il conto delle date e si è distratto un attimo, l’allusione potrebbe riguardare, seppure con un po’ di ritardo, la Liberazione del 25 aprile, con l’esercito del Sud, del quale faceva parte la Brigata Majella, inquadrata nei ranghi dell’esercito regolare con tanto di ufficiali con stellette e prestato giuramento di fedeltà al Re e, quindi, non formazione partigiana. Oppure la sindaca si poteva riferire a quelle belle parate in Piazza Garibaldi, con l’ordine perfetto dei plotoni schierati. L’ultima in grande stile fu quella voluta del 1992 dal sindaco di allora, Franco La Civita, per ospitare il ministro della Difesa Remo Gaspari qualche mese prima che “Mani Pulite” pulisse la politica dalle infezioni democristiane e socialiste. Ma l'”esercito ancora una volta in città” potrebbe riferirsi pure allo schieramento che per l’ultima volta fu passato in rassegna dal Re delle Due Sicilie che aveva soggiornato nell’edificio demaniale contiguo a San Filippo Neri in Piazza Garibaldi; e il sovrano se ne andò con la morte nel cuore, vedendo quanto fosse scaduta la preparazione formale della truppa e degli stessi comandanti. Niente di tutto questo, come ha chiarito il servizio giornalistico: si tratta di un battaglione di alpini che è andato a sanificare il carcere di Via Lamaccio.

Ora: già considerare il carcere di Via Lamaccio come parte della città ci fa venire i brividi, solo paragonabili a quelli che ci scuotevano quando il 51641 era il numero telefonico della redazione del Tempo e spesso qualcuno sbagliava di una cifra (tipo 52641 o 51640) e chiedeva di parlare con il capoguardia (che per una redazione di giornale non è il massimo in quanto a libertà di espressione).

Ma la sindaca darebbe la vita per consegnare la città ai militari, che ha anche invocato all’alba della epidemia. Fabio Federico si accontentò di usarli per spalare il metro di neve che aveva ricoperto città e sobborghi nel febbraio 2012; e veniva da Alleanza Nazionale, quindi da una antica contiguità e fascinazione. Ora una figlia delle “civiche” li accoglie con l’entusiasmo ripreso dai cinegiornali in Piazza Venezia e riservato alle “jeeps” degli Yankee.

Chi aveva previsto che il coronavirus avrebbe portato trasformazioni profonde non aveva detto tutto: era rimasto nel vago. Annamaria Casini non porta il nome del suo predecessore Cento…fanti, ma è un tripudio di stellette e gagliardetti.

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