BATTAGLIA TRA RECIPROCHE DEBOLEZZE

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31 GENNAIO 2020 – L’attacco alla fortezza di Palazzo San Francesco sembra un assedio alle città medievali: duravano mesi e qualcuno ha superato l’anno e alla fine vinceva quella delle due forze contendenti che era meno spossata. Finite le risorse per spingere arieti e macchine da guerra, le porte delle cittadelle si aprivano per una folata di vento e per gli effetti della peste o della siccità. A Sulmona sono mesi che l’opposizione parte all’attacco. Ma poi torna indietro. Il PD ha ordinato da tempo ai propri eletti (di quattro anni fa) di far mancare l’aiuto alla sindaca; ma quelli se ne sono andati per un’altra strada ed hanno inciuciato. Oggi si susseguono comunicati di fuoco; ma, al momento di sferrare l’attacco, Roberta Salvati, costretta a dare l’assedio sotto le mura del Palazzo, disobbedisce alla Lega perché prima vuole l’assicurazione di essere candidata sindaca alle elezioni di primavera. Siccome l’assicurazione non arriva, l’attacco è rinviato. Allora si stila un altro documento, per sperimentare chi si tira indietro; ma si susseguono i “distinguo”. All’interno del Palazzo tutto è pronto per la resa, tanto che non vengono neppure sostituiti gli assessori dimissionari; si studia per estendere la coalizione, assoldando un avversario assediante per toglierlo al conto del nemico, praticando il bizantinismo che richiede ben altri panorami e ben altri interessi. Non sarebbe la prima volta che un grand commis viene scelto tra i nemici; e non è la prima volta che il nemico attende con ansia di essere scelto. Ma oggi si sfiora l’indecenza.