Ballando sull’Andrea Doria: il dilemma dell’IMU

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L’ITALIA A DUE MORALITA’ TRA REGIONI E COMUNI

29 SETTEMBRE 2012 – Con una certa propensione per il brivido dell’ultimo momento, il consiglio comunale poco prima di mezzanotte ha sospeso la seduta che era incominciata dopo pranzo per approvare il raddoppio dell’IMU sulle seconde case.

Ci sono debiti fuori bilancio e impegni per i servizi pubblici da onorare; per farlo non si può andare oltre la mezzanotte del 30 settembre (anche se pure su questo maggioranza e opposizione e la stessa maggioranza non sono d’accordo). Ma le sette ore di seduta fino alla sospensione, se non sono servite a mettere a fuoco il rischio concreto della dichiarazione di dissesto finanziario, sono state ottime a fornire una apertura formale della campagna elettorale che, anche se non verrà il commissario, era già nell’agenda dei partiti da qualche tempo. Si è sviluppata una carrellata di “distinguo” che dovrebbe consentire di respingere le reciproche accuse di insipienza nell’amministrazione delle risorse.

Si ha l’impressione che i consiglieri si compiacciano di “ballare sull’Andrea Doria”, cioè di conservare la voglia di litigare per darsi meriti e respingere accuse allo scopo di  ripresentarsi (e lo hanno già detto) alla prossima tornata elettorale. Ma se sul transatlantico affondato quando sopra c’era gran festa, almeno, non si aveva consapevolezza della tragedia imminente, la attuale classe politica dà la sensazione di prendere lucciole per lanterne e di considerare l’aliquota IMU come la prova del fuoco per candidarsi (cioè per ripulirsi dalle colpe, secondo l’accezione tecnica del termine) alle prossime elezioni evitando il dissesto.

Il pericolo di naufragio non sta in questa falla, ma evidentemente nella sala caldaie dove sta per esplodere un altro grosso problema per le finanze pubbliche. Cosa possa contare l’aggiustamento, fosse anche il raddoppiamento, di una aliquota IMU se l’Italia stessa è chiamata a ripianare sconsiderate spese del livello e della inutilità che in questi giorni stanno emergendo per gli enti pubblici rappresentativi? Si ha, ancora, l’impressione che i Comuni stiano scontando ristrettezze che li affannano mentre i “cugini ricchi”, cioè le Regioni, vivono nel fastidio contrario: quello di non sapere come spendere. In mezzo sta un apparato di controlli che sembra collocarsi su Marte, tanto non riesce neppure ad aggredire le cause degli sperperi. Succede che un Comune può essere commissariato (ed è giusto che lo sia) perchè non riesce a far quadrare i debiti e non riesce a pagare i servizi esternizzati, ma giusto un po’ più su, nelle Province e nelle Regioni, si è perso il contatto con il numero degli zeri nelle cifre di spesa. Tuttavia, se le colpe non sono le stesse, le corresponsabilità con l’assalto alla diligenza che Pdl, Pd, UDC, Lega, hanno realizzato non si cancella se non prendendo le distanze da quelle formazioni politiche, non già ripresentandone i simboli e le metodologie.

Anche da questi dibattiti di un sabato sera si percepisce che forse l’Italia a due velocità e a due moralità non potrà essere mai riformata e non si potrà fare nessuna revisione della spesa perchè da un lato si sono ridotti i Comuni a non pagare neppure gli operatori ecologici e, dall’altro lato, si pagano sagre, mostre fotografiche ed estemporanee d’arte, giornali che nessuno legge, funzionari che a niente servono senza che neanche un Consiglio sia convocato a escogitare il modo per non aumentare la tassa dell’uno per mille.

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