ANGELILLI ROSICA E MANDA IL NOE AL COGESA

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REGOLE DEL GIORNALISMO.5 PER IL SEQUESTRO DELLA DISCARICA

18 GIUGNO 2020 – Siccome non avevamo notizie da dare, ieri non abbiamo pubblicato niente sul sequestro operato dai Carabinieri del Noe a parte dell’impianto del COGESA.

E’ troppo poco sapere che sono stati apposti dei sigilli ed è anche troppo poco fotografarli. Ci sono tante cose strane accadute da quelle parti in poco tempo che ogni ipotesi sarebbe stata una illazione: chi non ricorda l’incendio doloso di camion per la raccolta di immondizia? Chi non ricorda la strampalata decisione di interrare i rifiuti tossici del porto di Pescara non per avviarli allo smaltimento, ma per tenerli nell’eternità adagiati su una faglia gravemente terremotata, che ogni tanto si muove e, quindi, spacca ogni pur resistente coibentatura, applicata per impedire che il delizioso percolato di questi regalini raggiunga la falda acquifera della Majella diretta alla confluenza di Bussi?

Non vogliamo fare illazioni e non vogliamo fermarci a descrivere le operazioni che non dicono nulla; soprattutto perché, per esempio, dopo un blitz di elicotteri, ruspe che dissotterrarono decine di chili di droga in un paese disperso nella valle subequana, Castelvecchio Subequo, il processo è rimasto a giacere in un armadio della Procura della Repubblica di Sulmona per una decina d’anni ed è stato rispolverato solo perché Giuseppe Guastella ne parlò in prima pagina sul Corriere della Sera. Meglio non seguire troppo gli elicotteri, dunque: chè a guardarli intensamente dal basso si finisce pure accecati dal sole di giugno.

Però, come spesso accade, la prudenza non è premiata, perché un giornalismo di inchiesta ci ha dato una lezione. Sul “Centro” di oggi leggiamo che da due giorni il Noe sta passando al setaccio  gli impianti del Cogesa: una operazione “con un consistente dispiegamento di uomini e mezzi”, come a dire: non avevano niente di meglio da fare con tanta criminalità che gira?

Quando si scrisse dei furbetti del cartellino in Comune la versione era così chiara che tutta la stampa nazionale la riprese perché sembrava che fossero stati colti tutti con le mani nel sacco. Nel caso del Cogesa “secondo gli investigatori” mancherebbero le autorizzazioni a costruire.

Secondo gli investigatori.

Poi il via della indagini sarebbe partito dalla denuncia della scorsa estate, fatta dai “residenti delle Marane e di altre zone della città per l’odore nauseabondo provocato dalla discarica”. Ma il giornale non fa in tempo a dare questo riferimento che subito aggiunge che dai successivi controlli “è emerso che l’impianto di Noce Mattei è perfettamente in regola con le emissioni consentite dalla legge”. Dunque, se tutto questo dispiegamento di uomini e mezzi è partito da una denuncia che è stata già accertata come una bufala, facile pensare che i due giorni di dispiegamento si risolveranno come le esercitazioni di “Vogliamo i colonnelli”. Tanto più che  Il Centro ci tiene a scrivere che questa è la seconda inchiesta “nel giro di pochi mesi”. Diamine, repetita non iuvant, soprattutto nel periodo precedente di poco alla riconferma dell’amministratore Margiotta che sarà una “semplice formalità”, perché è stata già “decisa  dal comitato del controllo analogo”; e poi, come diceva Flaiano, i sindaci contrari alla riconferma sono una “larga minoranza”. Tra questi irriducibili c’è il sindaco di Pacentro Guido Angelilli e questi sindaci “fanno fatica a rassegnarsi”. Ecco: adesso sappiamo chi ha mandato il Noe; ma la regola del giornalismo non era di dare il nome al primo rigo? “Who? When? Where? Why?…”

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