ANCHE I CONTADINI DI OVIDIO AVEVANO IL TERRORE DEI CINGHIALI

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DESOLAZIONE PER I MANCATI INDENNIZZI E REMINISCENZE LETTERARIE

4 MARZO 2020 – Continuano le proteste di coltivatori e allevatori per i danni provocati dai cinghiali, ma, come se si trattasse degli animali più preziosi dell’orbe terracqueo, non pervengono segnali di resipiscenza di Regione e Ministero per la tutela di attività essenziali alla conservazione della vita sulle zone montane. Tra l’altro, i cinghiali che hanno invaso la dorsale appenninica, non sono neppure quelli che caratterizzavano l’ambiente, perché ne sono stati immessi di altre specie, che hanno fatto piazza pulita delle precedenti.

Una perfetta descrizione di caccia al cinghiale viene ancora dalla Metamorfosi di Ovidio, libro ottavo: “E questo, ora calpesta le colture germoglianti, in erba, ora falcia le speranze mature del contadino, che piangerà soffiandogli il pane sulla spiga: invano le aie, invano i granai attendono il raccolto, che pure sembrava sicuro. Fa strage di lunghi tralci e di grosse pigne, di rami d’olivo sempreverde e di olive. E infuria anche contro le greggi: non c’è pastore o cane che possa difenderle, non c’è truce toro che possa difendere le mandrie. La popolazione scappa, e solo dentro le mura della città si sente al sicuro, finchè Meleagro e tutta una scelta schiera di giovani bramosi di gloria non organizzano una spedizione”. La compiuta descrizione delle scene cruente nelle Metamorfosi si può leggere nella traduzione dell’episodio di Meleagro e di Atalanta, laddove si scopre che il cinghiale era praticamente imbattibile perché protetto da Diana, che giunge a trasformare una freccia di ferro in legno, che dà solo fastidio alla belva e la fa incattivire ancora di più.

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