AMARO NON E’ IL CAMMINO VERSO LA VETTA

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RACCONTO DI UNA ESCURSIONE NOTTURNA SULLA MAIELLA

Mi è stato chiesto di raccontare le emozioni provate durante una delle esperienze più belle della mia vita: la salita sul Monte Amaro, 2793 metri sul livello del mare. Ed ecco il mio breve racconto con cui spero di invogliare altri, anche se lontani fisicamente, a riconoscersi nella nostra terra e nelle nostre montagne.

Dal momento in cui ho deciso di salire è iniziata la preparazione, soprattutto mentale. Non facevo altro che guardare dal basso la Majella e cercare di immaginare il sentiero che avremmo percorso. A tutto questo si aggiungeva un fattore da non sottovalutare: l’avrei fatta di notte, al buio. Non avevo la minima idea di come sarebbe potuto essere e la mia immaginazione ha prodotto mille possibili scenari. Poi il grande giorno è arrivato e dei nuvoloni minacciavano la nostra escursione; non ero più cosi convinta che il momento tanto atteso sarebbe arrivato e invece alle 8 di sera il vento ha spazzato via tutto: la montagna è riapparsa in tutta la sua bellezza. Ero carica di energia.

Alle porte della notte abbiamo abbandonato la strada e cominciato la nostra salita da Passo San Leonardo attraverso un bosco fittissimo, illuminato solo dalle nostre lanterne. La sensazione di estraneità è stata molto forte e soprattutto all’inizio è stato principalmente un esercizio di adattamento a quell’oscurità. La montagna ha un’anima tutta sua e più salivamo più entravamo in questa nuova dimensione.

Una volta lasciato il bosco lo spettacolo ha avuto inizio. La luna arancione faceva capolino sulla Valle Peligna e le mille luci lontane di Sulmona e degli altri paesini ci davano la misura di quanto stavamo salendo e nello stesso tempo erano un po’ il nostro punto di riferimento. Davanti a noi avevamo solo la sagoma nera della montagna con la cima che dovevamo raggiungere. Sopra di noi un’esplosione di stelle mai vista in vita mia, neanche nelle più belle e buie notti africane. Un tappeto di stelle che sembrava non finire mai. Man mano che salivamo sembrava avvicinarsi sempre di più. Avrei camminato fino ad afferrare una stella. La salita ha cominciato a farsi sentire ed anche il freddo: stavamo affrontando il pezzo più faticoso, ma la voglia di salire compensava tutto.

Una volta valicato il versante davanti ai miei occhi è apparsa una vastissima piana buia, la Valle di Femmina Morta, che non mi sarei mai aspettata di trovare lì. La prospettiva della Majella dalla Valle Peligna non lascia proprio pensare che dietro ci possa essere tutto quello spazio. Il paesaggio comincia ad essere lunare e la notte sempre più fonda. Si continua a camminare e da lontano si intravede il monte Amaro, ma è come se non arrivasse mai. La vegetazione è quasi inesistente, ma nello stesso tempo si incontrano gruppetti di fiorellini dai colori più variegati ed eccola che sbuca anche la stella alpina. Fa bene all’anima constatare che a quelle altitudini con condizioni rigide anche in estate la vita ha sempre il sopravvento.

Mentre continuavo a camminare, con ormai cinque strati di vestiti, mi sentivo un po’ come un astronauta alla scoperta. Ormai avevamo una vista anche su tutto l’altro versante, quello del mare. L’ultimo pezzo di salita non finiva più; nessuno parlava e il vento soffiava fortissimo come se volesse scacciarci e non farci arrivare su in cima. La stanchezza e il freddo si sentivano. Le prime luci dell’alba si facevano avanti, il giorno stava per arrivare ed ecco li in fondo apparire il rifugio rosso tanto sognato. Siamo arrivati. Il sole cominciava a fare il suo ingresso dal mare (nella foto del titolo). È stata un’emozione unica. Tutto si illuminava, il sentiero appena percorso iniziava a prendere forma e colore. È incredibile come da lassù tutto cambia totalmente prospettiva. Si vede l’Abruzzo intero a 360 gradi. Il Morrone piccolo piccolo rispetto a come l’ho sempre visto, la maestosità del Gran Sasso, tutte le altre catene montuose e il riflesso del sole sul mare. Quanto è bello il nostro Abruzzo. E mi sento fortunata ad avere queste meraviglie intorno a me e nello stesso tempo ad essere riuscita a cambiare prospettiva. Si dice che la montagna sia una metafora della vita e la salita sul monte Amaro me ne ha dato la conferma. Mai come il 25 Luglio 2020 mi sono sentita più orgogliosa delle mie radici.

Lucia Colaiacovo