ALTRO CHE CENTRO-ABRUZZO… QUESTA E’ LA VALLE PELIGNA

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UNA ANALISI QUASI CENTENARIA DI GIACOMO DEVOTO PER RICOLLOCARE NELLA GIUSTA DIMENSIONE IL RUOLO DI UN POPOLO E DEL SUO TERRITORIO

11 aprile 2021 – Si insiste da qualche decennio a designare la conca di Sulmona con la locuzione “centro-Abruzzo”, che può dire davvero poco, rispetto a “Valle Peligna”, terminologia molto più precisa e idonea, tra l’altro, a caratterizzare un importantissimo territorio, che fu fondamentale ai tempi degli Italici, ma anche dei Romani e lo è ancora come cerniera tra il centro Italia e il Sud.

Dei “Peligni” scrisse sulla Enciclopedia Italiana edita da Giovanni Treccani nel 1935 Giacomo Devoto (nella foto del titolo), tra i primi italianisti di quell’epoca e certamente quello che fino a pochi mesi prima della sua morte, sopraggiunta a Natale 1974, quando egli aveva 77 anni, continuò ad elargire contributi della specificatissima materia del lessico italiano dal 1375 fino agli anni Settanta del secolo scorso. Devoto, autore insieme a Gian Carlo Oli di un fortunato Dizionario della lingua italiana, fu a Sulmona al Teatro Comunale nel 1972 per un convegno che è rimasto fiore all’occhiello delle iniziative di Ernesto Giammarco (di Introdacqua e docente all’Università di Pescara) nel dopoguerra. Tra l’altro proprio nel 1972 Giacomo Devoto scrisse, insieme a Giacomelli, un importante contributo sulla collocazione e il ruolo della regione abruzzese come “regione-ponte”. Devoto era stato presidente dell’Accademia della Crusca dal 1964 e nella quarta appendice della “Treccani” (1961/1978) si dà conto di come “ha vigorosamente continuato la sua attività scientifica nei campi dell’indeuropeo, dell’italiano, della stilistica, della lessicografia“.

Leggiamo, dunque, dalla monumentale Treccani ristampata interamente nel 2009, la voce “Peligni” scritta dal Devoto:

“Antico Popolo italico dell’Abruzzo, occupante il bacino centrale dell’Aterno-Pescara, confinante a nord con i Vestini, a ovest con i Marsi, a sud con i Sanniti Carecini, a ovest con i Marrucini e i Frentani. L’origine del nome è oscura. La loro provenienza è indicata da Festo (248 Lindsay) con la formula “ex Illyrico orti”, da Ovidio, (Fasti, III, 95) con l’allusione ai “proavi sabini”. Le relazioni tra la costa abruzzese e il litorale illirico sono state effettivamente intense e la valle del Pescara una comoda linea di penetrazione. Però la tradizione dell’espansione sabina dall’Umbria al Sannio è così autorevole, e i monumenti della lingua peligna così aderenti al tipo osco-umbro che, almeno per il periodo storico più recente, si deve aderire senz’altro all’affermazione di Ovidio. Dall’Illiria saranno eventualmente venuti abitanti anteriori all’invasione sabina. Questa infatti non sarà anteriore all’VIII secolo a.C., Loro città erano Corfinio, Sulmona, Superequo.

La storia politica dei Peligni si limita a pochi episodi. Durante la formazione della confederazione sannitica (sec. IV a.C.) il loro contegno particolaristico ne ha limitato l’espanzione verso il nord. Nell’anno 325 a.C. consentirono senza resistenza il passaggio degli eserciti romani e permisero cosè il principio dell’accerchiamento dei Sanniti che i Romani continuarono tenacemente fino all’ultima guerra Sannitica.

Nell’anno 304 a.C. rinnovarono l’alleanza con i Romani. Durante il periodo annibalico rimasero tranquilli. Una parte di primo piano ebbero con i Marsi al principio della guerra sociale (90 a.C.). La capitale dei confederati era a Corfinio, in territorio peligno. Furono però vinti da Sesto Giulio, il loro generale Vettio Scatone fu ucciso, e il centro della resistenza si spostò a mezzogiorno in territorio sannita. Le iscrizioni peligne sono una trentina. Il magistrato tipico degli Oscu-Umbri, il meddix, compare anche presso i Peligni, accompagnato da un attributo oscuro, aticus.

Nei culti, sono notevoli i Cerfi o Genii, la dea Herentas o Venere, associata però anche al concetto di ricchezza, la forma assai fedele al modello greco del nome di Proserpina, Persepona, e la dea Angizia”.

Orbene, dopo un quadro così esaustivo ed autorevole, non si comprende perché i Sulmonesi debbano tralasciare il ruolo che hanno avuto ed hanno nel contesto abruzzese per cedere ad una designazione geografica davvero povera, quella anonima di “centro-Abruzzo”, che poi, a vedere bene, dopo la mutilazione con la formazione del Molise, non è neanche più rispondente al vero, perché la Valle Peligna e l’Alto Sangro vengono a trovarsi ai confini a sud della regione; era vero, invece, che i Peligni derivavano la loro importanza (anche strategica) dall’essere un popolo forte e decisivo per la “penetrazione” Illirica dalla Valle del Pescara e dalle confluenze stradali dall’Umbria e a confine con i Sanniti, mentre è evidente che il centro-Abruzzo non arriverebbe mai alle terre già dominate da quel popolo italico. A non dire, poi, che proprio l’analisi svolta dal Devoto sulla preferenza da rivolgere a quello che scriveva Ovidio conferma quanto sia a sua volta preferibile caratterizzare questa valle come quella dei Peligni, senza dover usare compassi per riscontrare che sia o meno… centro dell’Abruzzo.