ALLARMANTI IPOTESI SUI VIADOTTI DI POPOLI E BUSSI

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LA PROCURA DI PESCARA INDAGA I VERTICI DI “STRADA DEI PARCHI” PER ATTENTATO ALLA SICUREZZA DEI TRASPORTI E INADEMPIMENTI IN PUBBLICHE FORNITURE – LA REAZIONE DEL MOVIMENTO 5STELLE – I PROGETTI DI D’ALFONSO E DEI SOCIALISTI

12 NOVEMBRE 2020 – Anche la Procura della Repubblica di Pescara, dopo quella dell’Aquila, procede nei confronti dei vertici della “Strada dei Parchi”. Nel mirino dei magistrati sono questa volta i viadotti da Popoli a Bussi, per i quali si ipotizzano i reati di attentato alla sicurezza dei trasporti e inadempimento in pubbliche forniture. Hanno ricevuto informazioni di garanzia il presidente del consiglio di amministrazione, Lelio Scopa,  l’amministratore delegato all’epoca dei fatti contestati (2018), Cesare Ramadori, il direttore generale di esercizio, Gino Lai, il direttore operativo, Marco Carlo Rocchi, il direttore tecnico, Gabriele Nati, l’altro precedente direttore tecnico, Mario Bellesia, il responsabile settore viabilità, manutenzione e ambiente, Marco Pellicciardi.

Prende posizione sulla preoccupante condotta attribuita alla società che ha in gestione i più importanti collegamenti regionali la senatrice Gabriella Di Girolamo, componente della Commissione trasporti del Senato: “Si tratta di notizie inquietanti che confermano in pieno ciò che il M5S denuncia da sempre e che ha spinto l’ex Ministro Toninelli a iniziare una lunga battaglia, ancora in corso, per fare in modo che l’interesse pubblico prevalga sull’interesse economico dei privati”. Di Girolamo commenta il contenuto delle intercettazioni che fanno parte del processo penale per il crollo del ponte Morandi di Genova e le definisce “da pelle d’oca”. Aggiunge che “è stato agghiacciante vedere le immagini dei ferri di armatura dei viadotti della A25 completamente arrugginiti e il calcestruzzo talmente ammalorato da sbriciolarsi. Bisogna ringraziare ancora una volta l’allora Ministro Toninelli che, dopo anni di completo disinteresse, ha finalmente costretto il concessionario a programmare la messa in sicurezza dell’autostrada A24-A25 e ha potenziato il sistema dei controlli”.

In attesa della definizione del giudizio penale anche a Pescara, Di Girolamo afferma con energia che “non ci devono essere più titubanze. Lo Stato deve diventare quanto meno socio maggioritario di quello che è di sua proprietà per garantire ai cittadini sicurezza e giusto prezzo del servizio” e occorre “togliere le infrastrutture autostradali dalle mani di chi le ha gestite nel tempo come un bancomat e dar vita a una radicale revisione del sistema delle concessioni”. “Sulle concessioni autostradali il M5S non indietreggia di un millimetro. Continueremo a sollecitare il Ministero dei Trasporti affinchè faccia finalmente vincere l’interesse dei cittadini sulla bramosia dei privati”.

L’attenzione deve essere massima, in questo periodo di rivisitazione degli stessi criteri di affidamento dei tronchi autostradali. Ma il caso dell’Abruzzo (rispetto alla dolorosa vicenda di Genova) ha una peculiarità. Ai motivi che hanno giustamente portato il governo a percorrere la strada della revoca della concessione si aggiungono quelli che già normalmente dovrebbero indurre a riconsegnare all’ANAS la gestione diretta dei due tronchi autostradali da Roma all’Adriatico: si è detto più volte che queste due autostrade sono essenziali ai fini della protezione civile, perché potrebbero garantire il collegamento più veloce con zone eventualmente interessate da terremoti (e il sisma dell’Aquila del 2009 lo ha in realtà garantito). Dunque, costi quel che costi la manutenzione deve essere curata direttamente da chi non mette al primo posto l’utile di esercizio.

Su questo dovevano battersi i presidenti delle giunte regionali abruzzesi che si sono succeduti dall’epoca della uscita di scena dell’Anas. Non lo hanno fatto e addirittura uno di loro, Luciano D’Alfonso, si è reso anche paladino dello sconcertante progetto di rettificazione del tracciato autostradale tanto da Bussi a Collarmele che al confine con il Lazio per eliminare il viadotto di Roviano. Altro che vigile confronto con la “Strada dei Parchi”… Se non fosse stato per il ministro delle infrastrutture, Del Rio, questa voragine di spese per costruire una decina di gallerie (sette solo da Bussi a Collarmele) avrebbe partorito una nuova autostrada che con i fini della protezione civile non aveva nulla a che fare: è ben difficile che i mezzi di soccorso possano raggiungere le aree colpite da un terremoto se debbono inoltrarsi in una galleria di una decina di chilometri; ma anche in altre di cinque o sei chilometri (tale era la forsennata ansia di bucare le montagne abruzzesi, per riprendere da una significativa canzone di Gigi Proietti: “L’omo va avanti a singhiozzi / quando non po fa na guera, cerca de fa’ er monno a tozzi”).

La consapevolezza che i seguaci di Beppe Grillo hanno portato in parlamento sta nell’affrontare il tema dei lavori pubblici non più con l’ottica espansionistica che ha caratterizzato gli anni Cinquanta e Sessanta: occorre guardare oggi più a mantenere in condizioni di sicurezza una rete stradale e autostradale già molto estesa e capillare. Questo non significa che non si debba spendere. Anzi, forse un obiettivo del genere richiede spese maggiori perché più specialistici sono gli interventi per conservare in efficienza un viadotto rispetto ad una costruzione ex novo. E per questo, da che ci risulta, i 5Stelle sono stati gli unici a gridare contro il progetto di D’Alfonso. Altri, come i socialisti portatori di fenomeni come il sottosegretario Nencini, hanno applaudito. Ma dai tempi di Giacomo Mancini ministro dei Lavori Pubblici si sa cosa muove i socialisti. E da noi non si fanno scrupolo di “saltare” tutta la Valle Peligna dai collegamenti autostradali con la deviazione da Bussi a Collarmele…

Nella foto del titolo: anche il viadotto sul Fiume Pescara, a Bussi officine, fa parte di quelli esaminati nell’inchiesta della magistratura di Pescara