ADESSO GLI APPELLI SEMBRANO UN PO’ TARDIVI

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Il seguito è quello che è, cioè manca proprio

L’ANALISI DELLA LETTERA APERTA DELLA SINDACA AI SULMONESI

12 DICEMBRE 2019 – La sindaca Annamaria Casini ha rivolto questa “lettera aperta” ai sulmonesi:

“Scrivo per un sentimento di rispetto e lealtà verso l’elettorato che circa tre anni e mezzo fa ha scelto me come Sindaco di Sulmona nell’ambito di una proposta che segnasse il cambiamento. Fu quasi un plebiscito, un mandato forte che ha sempre rappresentato per me la motivazione principale, conscia di una fiducia che i cittadini riponevano per realizzare un progetto per la città, a cui quotidianamente ho fatto riferimento come impegno e guida del mio operato.

     Da sempre, ma soprattutto nell’ultimo periodo, sto ricevendo attacchi gratuiti e infondati da gruppi politici che si stanno preparando a prossime elezioni e ad una campagna elettorale senza argomenti, ma con toni ingiuriosi verso la mia persona e dimostrando nessun rispetto per l’istituzione che rappresento: segno di un degrado morale e politico veramente imbarazzante, anzi preoccupante.

     Comunicherò, nei prossimi giorni, alla città, insieme ai miei sostenitori e collaboratori, come fatto anche lo scorso anno, i tanti risultati raggiunti e quanto ancora è in itinere. Ho sempre lavorato al servizio e per il bene di Sulmona, senza risparmiarmi, con enormi sacrifici anche personali, trascurando famiglia e professione, giorno dopo giorno, per tutti questi 42 mesi, in nome di un patto fatto con i miei elettori e nel rispetto dell’Istituzione che rappresento.

     La politica della denigrazione, della violenza verbale e della calunnia, della sprezzante e sterile polemica su ogni argomento non mi appartiene. La cultura della discordia, della divisione, della demolizione, causa da sempre delle sventure di questa città, è il primo nemico da combattere. Io guardo ai fatti, fedele ad un impegno sul campo che oggi mi vede responsabile amministrativamente, civilmente, penalmente e moralmente verso la mia città, che governo con impegno costante e quotidiano, serena nel giudizio che a tempo debito solo gli elettori dovranno dare e  consapevole delle numerose difficoltà e del dissenso generale e della sfiducia che attanaglia il sentimento comune verso chi amministra.

   Invito questi signori e signore della politica cittadina dal desistere da un disegno contro, ma comincino ad operare nell’interesse della città prima di tutto svelenendo il dibattito e mostrando ai cittadini e a quanti ci osservano a livello regionale uno spettacolo all’altezza delle potenzialità e storia della nostra Sulmona”.

Il mezzo della lettera aperta può significare la volontà di saltare i riferimenti (e i referenti) che finora hanno tracciato le strategie della sua presenza in municipio. Può essere, quindi, la rivendicazione di autonomia nel momento nel quale forse qualcuno intende farle mancare una maggioranza. In questo senso, si inquadrerebbe nel tentativo di conquistare il sostegno degli elettori per evitare una crisi, quasi a dire che dipende solo da loro se la sindaca rimane al suo posto oppure si dimette.

In ogni caso, questa iniziativa dimostra che qualcosa in municipio è cambiato e Annamaria Casini sa di non avere la maggioranza che finora le ha permesso di non dare conto all’esterno, tanto meno con una lettera aperta, che è un mezzo del tutto informale.

Peraltro, quando scrive del “dissenso generale e della sfiducia che attanaglia il sentimento comune verso chi amministra” dovrebbe almeno proporre una chiave di lettura delle cause che hanno portato a tale critica posizione degli elettori. Non dovrebbe, quanto meno, dimenticare che del consenso e della fiducia ha un po’ pensato di fare a meno, se ha firmato dei provvedimenti che erano palesemente illegittimi e tali sono stati ritenuti dal TAR (uno in particolare ha riguardato Palazzo Mazara, che adesso è abbandonato a se stesso per la parte, preponderante, che è di proprietà del Comune). Lì la dott.ssa Casini ha pensato di fare come il Marchese del Grillo, con i destinatari delle sue ordinanze che la supplicavano, mentre c’era quasi un metro di neve per le strade e fioccavano anche le scosse sismiche e chiedevano che revocasse in autotutela il provvedimento assurdo, adottato solo per compiacere i dipendenti di un ufficio regionale che occupava il primo piano, pur in assenza di un qualsiasi studio sull’aggravamento delle stabilità del palazzo. E c’erano anche, tra questi postulanti, commercianti che non sapevano dove traslocare. E come si fa a dimenticare, poi, che mentre bruciava il Morrone, nella più drammatica emergenza ambientale di Sulmona, lei se ne rimaneva tranquilla in vacanza, senza tornare ad horas per fare quello che può fare un sindaco?

Fiducia, poi, non si può avere in una sindaca che si dimette per questioni pure importanti come la centrale di pompaggio della SNAM e poi revoca tali dimissioni senza che la SNAM abbia fatto un passo indietro.

Consenso non può neppure riscuotere se si pensa come ha gestito il Bimillenario della morte di Ovidio, tralasciando i contributi di suggerimenti che le venivano formulati.

In tutte queste occasioni (e in molte altre che il dovere di sintesi pur sempre impone di non riportare) la dott.ssa Casini ha fatto affidamento, più che sugli effetti di un’opera paziente di persuasione, nella logica dei numeri, che all’ultimo momento, per coincidenze talvolta miracolose, le hanno dato la possibilità di protrarre a stento il suo mandato, con un ricambio di assessori che, per i modi e il numero di persone coinvolte, non ha precedenti al Comune di Sulmona. Imbarcare sempre facce nuove perchè le precedenti erano diventate inutili ai fini strategici della sua parte non è che possa portare molto lontano nella ricerca del consenso.

Non c’è da meravigliarsi, poi, se la “discordia”, la “divisione” oppure anche la “demolizione”, come le chiama la sindaca, abbiano preso il sopravvento, perchè la sua condotta è stata caratterizzata da autoritarismo che, fino a quando ha potuto contare sui numeri, non è stato mai messo in discussione, nè sottoposto ad una sana critica o autocritica.

Un gesto estremo che le possa riconquistare una immagine può, tuttavia, tentarlo: impegnarsi strenuamente per la tutela ambientale della sua città. Quindi far sentire il suo peso all’interno del COGESA, verificare la gestione di questo consorzio che sta devastando la Valle Peligna. In questo anno e mezzo che le rimane, può mettere a soqquadro quella gestione e coniugare il suo nome ad una rinascita della dignità dei sulmonesi che non hanno il dovere di ricevere i rifiuti di tutta Italia e di sentirsi deridere quando formulano richieste di tutela e di controllo. Basta poco per riconquistare un ruolo; sempre che lo si voglia.

 

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