Accogliere i rifiuti di mezza Italia? E’ il… potere dei più buoni

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COSA CI SARA’ MAI DIETRO I FINTI VALORI DELLA SOLIDARIETA’ CHE STANNO TRASFORMANDO LA VALLE PELIGNA IN UNA PATTUMIERA?

Giorgio Gaberscik, detto Gaber

17 GENNAIO 2018 – Non era il tempo nel quale sindaci e assessori telefonavano molto alle redazioni dei giornali per chiedere un sostegno all’azione amministrativa. Giovanni Federico, assessore comunale degli anni Ottanta, telefonò una sera a “Il Tempo” non per parlare del palazzetto dello sport che stava facendo costruire, ma per una battaglia civica, che riguardava certamente anche il destino della casa di campagna che aveva alle Marane, ma che si ripercuoteva sulla concezione stessa di ambiente e sulla tutela di una risorsa della quale Sulmona si pensava avrebbe goduto per sempre. Chiedeva solo attenzione per quello che andava facendo un comitato di residenti contro la trasformazione del vecchio stabilimento per la produzione di un derivato dei rifiuti della “Pastorino” in impianto consortile per farvi confluire tutti i rifiuti del circondario. Ed erano i tempi nei quali molti rifiuti si smaltivano senza tanti traffici ed accumuli, perché la carta ancora si rivendeva, come il ferro e in genere i metalli; alla fine i numeri del bilancio finale dei conferimenti erano irrisori rispetto ad oggi.

Sulmona si faceva carico del suo ruolo di capoluogo del centro-Abruzzo risolvendo problemi seri a molti Comuni che non sapevano dove collocare, se non a prezzi stratosferici ricorrendo alle ditte private. Ma Sulmona, al tempo stesso, si andava a caricare di una presenza molto ingombrante. Di quanto fosse ingombrante ci rendemmo conto un pomeriggio discorrendo nella villa di Ennio Valeri, non distante in linea d’aria molto di più di quelle dei componenti il comitato delle Marane, perché tra un discorso e l’altro arrivavano gli olezzi pestiferi. “Quando in certi giorni il vento gira in un certo modo le cose vanno così” osservò a malincuore e con un pizzico di rassegnazione il proprietario di “Videosse” e pilota di varie cooperative edilizie a Sulmona e ad Avezzano. Questi lampi di ricordi ci sono venuti in mente qualche giorno fa, quando all’ “ecosportello” allestito nell’impianto di “Noce Mattei” è risalito per le nostre narici lo stesso odore di quelle giornate, nel panorama di traffici di rifiuti, che, a dispetto delle prospettive già pesanti per la doverosa accoglienza dell’immondizia del centro-Abruzzo, non sono più solo del centro-Abruzzo, ma anche dell’Aquila per lunghi anni e per periodi meno lunghi, di Roma. E’ la nuova specializzazione dell’economia della Valle Peligna.

L’ingresso a “Noce Mattei”

Ed è uno sbocco di quelli che sfuggono a ogni programmazione e che sono frutto di contingenze e congiunzioni siderali legate tutte tra loro dallo stesso filo conduttore: il motto “non nel mio giardino” non vale nel centro-Abruzzo, che potrebbe innalzare una bandiera di resistenza sotto il ben più qualificato grido di battaglia “non nel mio parco nazionale”, da far impallidire le disquisizioni radical-chic sugli egoismi e i campanilismi che non possono sostenere le battaglie sulla collocazione degli stabilimenti del genere. Qui la questione è molto più semplice di una conversazione da salotto e verte su chi debba subire il risvolto puteolente della sviluppo pur essendo stato gratificato dalla natura con ricchezze e purezze a piene mani (che ha anche il dovere di conservare) e su chi, invece, può mandare a centinaia di chilometri il risultato della propria imprevidenza e improvvidenza. Certo, chi vuole almeno tentare di respingere la confluenza dell’immondizia di mezzo Abruzzo e di tre quarti del Lazio (tale è la preponderanza dei rifiuti di Roma sulla sua regione) dovrebbe anche essere esigente con i rappresentanti politici che elegge. Ma che vuoi, in certe giornate è stato talmente straniante l’odore che il vento portava da far perdere la stessa percezione del reale e da far invocare, quasi sotto ipnosi: “Tutto nel mio giardino”, perché, come cantava Giorgio Gaber, c’è il “potere dei più buoni”, di quelli che si sentono realizzati nel fare professione di illimitato altruismo. Li riconosciamo ai tempi nostri in quelli che sarebbero capaci di trasformare non uno, ma due parchi nazionali in pattumiere per tutte le occorrenze; ma l’ironia nella descrizione dell’eccelso cantautore ci immunizza dal credere che lo facciano per senso alto del governo, cioè per la cura della polis, la politica.

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