ACCESSO ALLA GIUSTIZIA IN BASE AL PAESE DI PROVENIENZA

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UNA DECISIONE DI UN TRIBUNALE ABRUZZESE CHE FA DISCUTERE – MA LE SANIFICAZIONI CHE FINE HANNO FATTO?

9 FEBBRAIO 2021 – Il presidente del tribunale di Vasto, con il Procuratore della Repubblica, ha  interdetto l’accesso agli uffici a tutti coloro che arrivano dalle zone rosse. Vasto è a confine con il Molise, dove sono ben 27 i Comuni in “zona rossa”. A costoro è rivolto l’invito “a valutare, ove consentito dalle disposizioni di legge, la possibilità di celebrare il procedimento in remoto”.
   Da una parte dell’avvocatura il provvedimento è stato ritenuto di “dubbia legittimità che colpisce i professionisti molisani e i propri clienti, i quali, pur non essendo malati, sono di fatto messi nella condizione di non poter lavorare in quel Foro”.

La chiusura generalizzata dell’inverno e primavera scorsi ha creato molti disagi. Quelle non generalizzate, ma puntuali e mirate che si susseguono dallo scorso autunno rischiano di crearne molti di più. Consentire la partecipazione alle udienze solo sulla base della provenienza dei protagonisti è inaccettabile; come sarebbe inaccettabile consentirlo solo ad alcune parti processuali, in base al tipo di lavoro che svolgono, senza nessuna valutazione in ordine all’effettivo contagio del quale siano portatrici.

La funzione giudiziaria (e non solo nel settore penale) incide troppo sui diritti e sulla vita delle persone da poter essere gestita con provvedimenti occasionali o addirittura estemporanei come quello sul quale si stanno sviluppando polemiche feroci. Se misure di prevenzione possono essere adottate, giammai si possono tradurre in limitazioni di questo genere. Non sono state fatte sanificazioni per mesi, forse in alcuni casi non sono state mai fatte; il controllo delle temperature corporee di chi entra nei palazzi di giustizia si svolge solo in pochi casi (per esempio: alla Corte d’Appello dell’Aquila) con strumenti che consentono di mantenere la distanza e che sono molto veloci, impedendo assembramenti proprio nel posto meno adatto agli assembramenti. E ci sono molti uffici giudiziari nei quali neppure vengono usati termoscanner della prima generazione, che in quanto a distanziamento possono garantirne uno molto contenuto; oppure anche i termoscanner più vecchi sono stati usati in abbinamento al servizio prestato da volontari e subito interrotto, come se il servizio giudiziario fosse meno degno di tutela di tanti altri servizi super protetti. E queste considerazioni rivestono maggiore importanza se si tiene presente che per lo più gli attori sulla scena dei tribunali probabilmente saranno raggiunti dai vaccini in ultima istanza, per una questione di età (non sono giovanissimi, nè per lo più ultrasettantenni) e di tipo di lavoro, non appartenendo alle categoria per ora privilegiate (e giustamente privilegiate) come gli operatori sanitari.

E’ il momento di prescrivere i processi da remoto per tutti; oppure per nessuno. Ma la sensazione che si ricava dall’attuale panorama giudiziario in Italia è che i processi non siano graditi in sè.