A SALVARE IL PUNTO NASCITA NON POSSONO CONCORRERE QUELLI CHE L’HANNO ABOLITO

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L’EMERGENZA NON PUO’ RIMUOVERE LA NECESSITA’ DI UNA ANALISI DELLE CONDOTTE POLITICHE

23 GENNAIO 2021 – L’intimazione del governo a chiudere il punto nascite dell’ospedale dell’Annunziata ha aperto una nuova fase dei rapporti tra partiti. Dall’epoca dell’esaltazione della “macchina medicalizzata” che Andrea Gerosolimo sostenne in seguito all’imbarazzante chiusura della farmacia di Campo di Giove decisa dalla giunta di Luciano D’Alfonso, è stato un susseguirsi di false promesse. Oggi, cifre alla mano, il Ministero della salute sostiene che ben possono le partorienti andare a Isernia.

Strano strabismo quello che colpirebbe i sulmonesi: per analisi di laboratorio, anche quelle di routine, ed interventi, anche quelli quasi ambulatoriali, debbono andare ad Avezzano; per le nascite a Isernia. Proprio ad Isernia, in un’altra regione, con il Piano delle Cinque Miglia invaso dalla neve per quattro mesi l’anno.

L’Altopiano delle Cinque Miglia

Non è questione di noblesse dell’antica Sulmona dove si ricorda che quando Isernia diventò provincia negli anni Sessanta (solo perché non si sarebbe potuta costituire una regione fatta della sola provincia di Campobasso) era grande come Pratola Peligna; e non è neanche desolazione nel ripensare che mentre cittadine anche meno importanti di Sulmona diventavano capoluogo di provincia (come Pordenone, secondo la legge proposta da Natalino Di Giannantonio, eletto a Sulmona), la città capoluogo del centro-Abruzzo rimaneva al palo.

E’ oggettivamente un problema della politica comprensoriale, che è ridotta al ruolo di non saper proporre più progressi e progetti: cerca di evitare le soppressioni e campa di consensi strappati per le proroghe. Ed è significativo che proprio oggi la sindaca rivendichi: “Il precedente governo regionale lo aveva salvato ottenendo la deroga“, come se dovessimo ringraziare per una manciata di mesi, quando ben altro avrebbe dovuto essere l’impegno degli amministratori regionali, ai quali non bastò neppure da sprone la chiara contestazione al palazzo di città.

Oggi, su iniziativa della sen. Di Girolamo, del Movimento 5Stelle, si sono riuniti i sindaci di Sulmona, Anversa degli Abruzzi, Bugnara, Scanno, Pratola Peligna, Raiano, Prezza, Castel di Sangro, Cocullo e un non meglio identificato “Presidente del T.D.M.”, che sarebbe il Tribunale di Diritti del Malato (esempio di democrazia… allargata a chi non è stato eletto? A questo punto valeva pure la pena di mettere DMC Terre d’Amore, che riciccia sempre).

Al netto degli interventi, si è definito di procedere parallelamente sui due fronti principali: a livello nazionale con la revisione del DM/70 per la quale una primaria traccia è stata definita con la firma del Patto per la Salute avvenuta agli inizi del 2020, a livello regionale su quelle che sono le prospettive di investimento previste dalla Regione Abruzzo per  raggiungere l’obiettivo di salvaguardia del reparto”.

Il “tavolo di discussione” è  stato aggiornato alla prossima settimana “dopo un’attenta lettura della documentazione prodotta e presentata da Regione Abruzzo nell’ultima richiesta di deroga inviata al CPNn e del relativo parere espresso dallo stesso Comitato”.

Meritoria l’iniziativa. E chi potrebbe dire cosa diversa? Sarebbe opportuno, però, che tutti i convenuti prendessero posizione sulle cause e, in particolare, sulle fonti dalle quali sono scaturiti i nefandi provvedimenti regionali che hanno disossato la Sanità pubblica. In questi anni è mancata l’analisi (con la condanna politica) nei confronti di chi ha sperperato e rubato nella Sanità pubblica, come se arresti e condanne non ci fossero stati e come se tutto debba rientrare, come sempre, nei “costi della politica”, equivoca terminologia dietro la quale si riparano quelli che incassano i rimborsi pubblici delle campagne elettorali e, al tempo stesso, le mazzette delle corruzioni.

E’ mancata l’analisi (con la condanna politica) verso chi ha fatto del centro-Abruzzo un territorio di conquista e di ripartizione elettoralistica, che è stata caratterizzata solo da uno scambio di sacche di voti comunque conquistati e di cariche politiche ad personam, cioè senza nessuna valutazione dei partiti, né tanto meno di un progetto non diciamo ideologico, ma almeno politico, per evitare che la stessa persona si presentasse a sostegno di una maggioranza in regione e simultaneamente fosse espressione di formazione opposta nel territorio. Un chiarimento è bene farlo, altrimenti potrebbero essere rieletti quelli che hanno abolito il punto nascita; e allora si incomincia da capo, come per il tribunale soppresso?

Cosa possano dirsi sindaci che hanno queste responsabilità soverchianti (abili ad applaudire le più assurde soluzione per il Cogesa, per esempio) è curioso da scoprire, se si guarda un po’ più in là dei rassicuranti impegni alla collaborazione. Del resto, quella locuzione “al netto degli interventi” è emblematica. Cosa significa “al netto degli interventi”? E si può articolare una strategia “al netto degli interventi”? Come dire che l’Assemblea costituente, al netto degli interventi, scrisse la Costituzione.