A Paperone non conviene più il metanodotto

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7 DICEMBRE 2012 – Non ha più senso sostenere rischi sismici rilevantissimi e incisive modifiche all’assetto paesaggistico per lasciare passare in Valle Peligna un metanodotto che serve soprattutto a portare gas verso altri consumatori in Europa e non a fronteggiare il consumo interno;

e che, soprattutto, è più che altro un mezzo per realizzare profitti dalla compravendita della risorsa a beneficio di imprenditori privati. Lo sottolineano i Comitati cittadini per l’ambiente: “Era infatti noto – sottolineano – che l’Italia ha da tempo una sovrabbondanza di infrastrutture energetiche e cioè che a fronte di consumi interni che non hanno mai superato gli 85 miliardi di metri cubi l’anno,  la capacità di importazione è ben superiore perché raggiunge i 110 miliardi.E’ importante riflettere sulla contrazione dei consumi di gas, non solo per effetto della crisi economica ma anche per l’aumento delle temperature e per l’incremento delle fonti rinnovabili : i dati resi noti dalla Snam il 26 ottobre scorso, relativi al quantitativo di gas naturale immesso nella Rete Nazionale Gasdotti, parlano chiaro : dai 59,41 miliardi di metri cubi, nei primi nove mesi del 2011, si è passati , per lo stesso periodo del 2012, a 57,47miliardi di metri cubi. Ora che il disegno dell’hub è ufficialmente ammesso, esso rischia di sgretolarsi prima ancora che possa prendere corpo. Sono, infatti, molti gli elementi che lasciano capire che la bolla del gas si sta sgonfiando e che quindi la scelta dell’hub appare sempre meno sostenibile sul piano economico”.

Sul fronte dei rigassificatori, i Comitati informano che “Dopo la rinuncia della British gas al rigassificatore di Brindisi, anche la Gas de France Suez ha dato forfait. La società francese ha annunciato che il rigassificatore che intendeva costruire in Adriatico, al largo di Porto Recanati, data la situazione di mercato , non si farà più”.

“E sarebbe venuto meno -sostengono i Comitati – anche un incentivo che prima rendeva particolarmente conveniente la costruzione di nuovi rigassificatori. Ed è una notizia “rimbalzata in rete, visto che  i grandi media si “dimenticano spesso” di comunicare ai cittadini le informazioni “scomode” per il potere costituito. In seguito all’intervento della Commissione Europea l’Autorità Italiana per l’Energia e il Gas ha deciso di sospendere l’assegnazione  degli incentivi, detti di “garanzia dei ricavi”, per nuovi progetti di rigassificatori.  Di cosa si tratta? L’Autorità per l’Energia con la delibera 175/2005 incentivò la costruzione di rigassificatori assicurando ai costruttori “un fattore di garanzia che, anche in caso di mancato utilizzo dell’impianto, copre una quota pari all’80%” dei ricavi di riferimento per i costi fissi del terminale (nel 2008 la quota è stata “abbassata” al 71,5%) assicurando alle aziende gasiere un ricavo pari a 3 miliardi di euro l’anno per 20 anni anche se non avessero prodotto un solo metro cubo di gas; questo in realtà è un odioso balzello caricato sulla bolletta dei cittadini”.