LA CINA SA QUELLO CHE NON DICE

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FULMINANTI COMMENTI AL NOTIZIARIO REGIONALE DELLA RAI

28 GENNAIO 2020 – Vaccinati dai tempi dei commenti di Giuseppe Mori sulla radio che mandava un notiziario dopo pranzo per vincere meglio le resistenze critiche degli ascoltatori e propinare le prediche di quel direttore di sede abruzzese, abbiamo affinato in questi 40 anni le doti di slalom tra i depositi dell’ovvio che fioriscono nella paludata informazione e negli ancor più paludati commenti. Quindi evitiamo le “stanze” (come sono soliti chiamare i propri depositi dell’ovvio i commentatori di mamma Rai) o le rubriche, o il “ditelo a noi”. Ma stamane ci siamo ricaduti perché abbiamo visto che commentava le notizie del giorno il “fondatore del Premio Borsellino” e la curiosità ci ha vinto, dato che quell’omicidio, pare di Stato, ci ha ferito e, pur non avendo partecipato a nessuna fiaccolata, portiamo nel cuore l’esempio di una persona che sapeva di essere ucciso nel volgere di pochi mesi o poche settimane e, ciò nonostante, è rimasto al suo posto.

Solo che i familiari di Paolo Borsellino (che sia il fratello, oppure i figli) avrebbero diritto ad una specie di filtro su tutte le iniziative che si prendono nel nome del giudice morto da martire. Tale Leo Nodari, appunto presentato come “tra le altre cose Fondatore del Premio Borsellino”, ha commentato i titoli con aria sostenuta e con l’atteggiamento di quello che afferma verità scottanti, concedendosi al plurale majestatis, perché sul dramma dell’autostrada adriatica chiusa tra Silvi e Pineto ha esordito dicendo: “Da settimane o mesi apriamo i notiziari…”. Di fronte all’articolo che riassumeva la non facile vicenda, segno di un intreccio di competenze che giungono fino ad Avellino da dove il GIP giustamente ha emesso l’ordinanza di interdizione al traffico pesante, il Nodari è stato lapidario: “L’autostrada va riaperta perché i cittadini non possono subire i danni per le liti tra vari soggetti”. La paziente e timida giornalista non ha evocato direttamente la tragedia di Genova con il crollo del ponte Morandi, che, per stare aperto, si è portato nel baratro decine di automobilisti inconsapevoli delle condizioni nelle quali si trovava il ponte; si è limitata, con molto tatto, a far presente che ci sono anche esigenze di sicurezza, riscuotendo una adesione immediata dell’interlocutore, che altrettanto accigliato rispetto alla rivelazione divina precedente, ha aggiunto: “Spetta a chi ha le concessioni garantire questa sicurezza”. E non era facile, come avrebbero detto “Quelli che il calcio”: perché uno poteva pure pensare che le condizioni di sicurezza della A14 debbano essere garantite dalla NASA . Insomma, l’interrogativo se l’autostrada si debba riaprire domani o quando sarà ricostruito il viadotto Cerrano è rimasto nell’aria, sospeso come le campate che non furono progettate da Morandi e mal tenute da “Autostrade”, ma che rimarrebbero senza traffico pure se dissequestrate in base al semplice proclama “L’autostrada va riaperta” di Leo Nodari, espresso con lo sguardo intenso di chi sfida l’opinione contraria.

E che dire dei ritardi per Bussi e della discarica che non viene bonificata? “Il più grande disastro d’Europa è ancora presente e condivido che le responsabilità siano da attribuire ai ritardi burocratici e, condivido, ai ritardi del Ministero”. Come e perché non si sa, ma l’ospite commenta pensoso e pare brutto chiedere qualche spunto in più. Majora premunt e bisogna passare alle altre notizie, perché sulla epidemia in Cina, per esempio, “Va detto in maniera chiara che chi conosce la Cina sa che quando si bloccano centinaia di milioni di persone la Cina sa quello che non dice”. E mi vorrei sbilanciare, ma preferisco rimanere sibillino, perché chi vuoi che non sappia? In particolare al TG3 Abruzzo, poi, chi è che non sa? E chi ascolta il Tg3 Abruzzo alle 7,40 come fa a non sapere che in Cina c’è di più di quello che si dice?

Dunque l’informazione regionale della RAI è tornata agli onori dei commenti appassionanti di Giuseppe Mori; oppure non se ne è mai allontanata e ci ha preso in contropiede pur se eravamo attrezzati allo slalom tra i depositi dell’ovvio.

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