TROPPO IMPORTANTE IL GIRO DEL 1914 PER DARLA VINTA AI BANDITI

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IL RACCONTO DEL CAMPIONE CALZOLARI NELLA TAPPA DA BARI A L’AQUILA PASSANDO PER LE CINQUEMIGLIA

21 MAGGIO 2019 – E’ il vincitore del Giro d’Italia del 1914 a raccontare l’episodio grave accadutogli vicino Sulmona: addirittura un tentato omicidio, o qualcosa che gli si avvicinava molto, perché Alfonso Calzolari il 3 giugno 1914 veniva da Bari e stava per raggiungere L’Aquila, in quella tappa straordinariamente lunga (428 chilometri), quando si ritrovò contro un muro, con lo sbarramento di un’autovettura rossa sportiva, guidata da sconosciuti che avevano offerto il traino poco prima e che, indispettiti dalla rigidità del campione che aveva rifiutato, lo avvicinarono al punto da fargli perdere l’equilibrio e farlo ritrovare a terra.

Non bastò questo per cambiare le sorti della sesta edizione del giro in rosa, perché Calzolari aveva un vantaggio di oltre tre ore e vinse lo stesso. Gara semplice, in tutto otto tappe, ma asperrima, perché degli ottanta che erano partiti arrivarono in otto.

Calzolari ha annotato tutto di quella giornata difficile a un tiro di schioppo da Sulmona, probabilmente sulla attuale SS 17 nei pressi di Roccapia, perché si fa riferimento alla discesa ripida verso il capoluogo peligno e da Bari per L’Aquila solo la “Napoleonica” garantiva un collegamento stradale: “Sono in fuga con altri quattro quando arriva un’auto rossa da corsa. Attaccatevi, grida uno che era sopra. I quattro che erano con me si attaccano, e io grido: vi denuncio! Intanto arriva la macchina della giuria e quelli si staccano. Vado avanti e poco dopo mi vedo venire addosso la macchina rossa che mi stringe contro un muro e mi fa cadere. Mi metto a piangere come un bambino”.

Questa sequenza quasi incredibile è stata messa su carta con “Giro 1914, il più duro di tutti”, di Paolo Facchinetti per i tipi di Bradipolibri, 2009.

A lungo il mondo sportivo di allora si interrogò su chi avesse preso l’iniziativa di un fatto così grave. C’era da considerare che il Giro d’Italia non era solo la bella gara di spiriti eletti che si è voluta descrivere nelle oleografie del centenario: mettere in evidenza le biciclette poteva anche significare assicurarsi la fornitura per l’esercito e in effetti decine di migliaia furono le biciclette che il Ministero della Guerra comprò dalla “Bianchi” per darle ai bersaglieri. Il teatro dei dirupi tra Roccapia e Pettorano deve aver fatto il resto e Calzolari quasi non si riprese più dallo spavento e dall’angoscia per la eventualità di incontrare ancora la macchina da corsa rozza; fino a L’Aquila e più in particolare a Barisciano, dove pare si sia rifugiato in una casupola di pastori, vinto dal freddo e dalla paura . Ma alla fine il Giro lo vinse comunque.

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