PURCHE’ NON PREVALGA CHI HA RIDOTTO COSI’ LA VALLE PELIGNA

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Il tribunale di Sulmona

UN MONITO DAI NUMERI DELLA DESERTIFICAZIONE: SONO IL FRUTTO DEL LAVORO DEGLI ELETTI

9 FEBBRAIO 2019 – Gogol descrive una cupezza provinciale fatta di ipocrisie e piccinerie quando “L’ispettore generale” viene accolto in una realtà meschina, di gente che cerca di sovrastarsi e di avere visibilità (ma questo è un termine di adesso, non dell’Ottocento russo). Come nei sublimi quadri letterari di Cecov, avvicinarsi a Gogol potrebbe significare scoprire un mondo sui fogli di un libro e rivedervi il mondo che si vive oggi, nel secolo della “visibilità”.

Il colpo di scena di Gogol è che l’ispettore generale non era quello accolto dalla piccola società decrepita dell’epoca zarista: uno dei più affascinanti allestimenti (che tra l’altro raggiunse anche Sulmona negli anni Settanta) si concludeva con i tre colpi di bastone per l’annuncio degli ospiti nelle feste salottiere. Quando arrivava l’alba a chiudere la notte di festeggiamenti per l’ispettore accolto con mille premure e mille speranze di apparire, arrivava anche il vero ispettore generale, nello sconforto della borghesia strafatta di alcol nelle tappezzerie del salotto.

Il Ministro della Giustizia, Bonafede, è arrivato senza nessun annuncio e ha girato il tribunale come un qualsiasi utente: senza disturbare le udienze, senza convocare vertici, con i pochi assistenti che tenevano a bada qualche pittoresco personaggio in credito con la Giustizia per essere stato a suo dire maltrattato dalla società.

Il Ministro ha detto quello che i volenterosi compagni di avventura nel Movimento 5Stelle gli hanno detto di dire: che il tribunale è da salvare, che ha buoni livelli qualitativi e quantitativi. Che doveva dire sette giorni prima delle elezioni? Poi si è sparsa la voce, è arrivata la stampa e sono incominciate le feste per l’ospite illustre.

Ma non era l’Ispettore generale. Quello, Biritteri, era venuto sette anni fa per una udienza contro i cancellieri che avevano intentato causa al Ministero. Guai se fosse tornato il giorno dopo la visita del Ministro. Guai se fosse venuto cinque giorni prima del Ministro, perché avrebbe visto un “ruolo di udienza”, quello di mercoledì 30 gennaio, fatto di undici cause civili (dieci ad un giudice ordinario ed una ad un giudice onorario), quando nel 1998 le cause civili erano: una cinquantina al Presidente Bonavitacola e tra le trenta e le quaranta per ognuno dei tre giudici civili togati. Nel 1998 c’era ancora la Pretura che teneva le sue trenta cause almeno ogni martedì mattina. Insomma si sfiorava un ruolo civile settimanale di duecento cause, senza parlare di quelle di lavoro e di previdenza, per le quali il rapporto di 1 a 20 grosso modo è lo stesso. Né si può parlare di svolta se il mercoledì successivo le cause civili sono state poco più di venti. Il dato grezzo è questo; si ha un bel dire che ci sono cause vicine e lontane che giustificano il calo del contenzioso. Ad Avezzano come in tutta Italia la calata statistica si avverte, ma le cause sono ancora centinaia ogni settimana.

Quindi il problema è di Sulmona e di quello che hanno fatto i suoi amministratori e gli amministratori della Regione, per Sulmona, negli ultimi venti anni; e di quello che hanno fatto i parlamentari eletti dai Sulmonesi negli ultimi venti anni. Hanno ridotto questa Valle Peligna in un deserto, dove la gente non ce la fa neppure ad intentare una causa perché non ha più risorse, oppure la posta in gioco è talmente misera che conviene accettare anche un sopruso. Questi desertificatori della Valle Peligna hanno nomi e cognomi e quelli che hanno più di recente devastato questa parte d’Abruzzo girano ancora in queste ore casa per casa per promettere posti di lavoro, mostrando i bandi che hanno promosso per assumere. E la cosa grave è che sono accolti con la speranza di avere un posto. Sono stati premiati nelle ultime elezioni e per questo è anche il caso che le persone che li hanno eletti facciano autocritica, accettando il panorama che hanno contribuito a creare e che hanno inflitto anche a chi non ha votato per il clientelismo, dovendo peraltro accettare il responso della maggioranza.

Non si levino lamenti e autocommiserazioni per la spoliazione che poco a poco tocca ogni settore della pubblica amministrazione in Valle Peligna; tanto meno si tacci di essere disertore chi non partecipa alla mistificazione della funzionalità del tribunale di Sulmona, che non ha i numeri per reggersi.

E’ ancora giusto dire alla piccola società sulmonese che il tribunale va salvato a ogni costo? E’ ancora giusto che gli avvocati si illudano sulla sopravvivenza di un tribunale che sembra diventare un piccolo stagno con l’acqua che diminuisce giorno dopo giorno?

E’ ancora giusto illudere i giovani?

Non si avverte il sottile brivido di sentire i tre colpi di mazza che annunciano l’ispettore generale?

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