PAGHIAMO LE TASSE PER POI CONTARE SUL VOLONTARIATO?

280

Stampa questo articolo

L’ingresso di San Pietro ogni due o tre mesi

PARADOSSALE CONDOTTA DEL COMUNE CHE LASCIA IL CENTRO COME UNA LATRINA APERTA TRA ERBACCE E RIFIUTI – E IL COGESA PAGA PURE UN GIORNALE PER CONVINCERE I SULMONESI DELLA SUA UTILITA’

24 SETTEMBRE 2018 – L’assessore Nicola Angelucci rilancia il progetto che offre ai cittadini la possibilità di occuparsi in prima persona della cura di spazi verdi, anche fuori dal centro storico. Sensibilizzare e coinvolgere la popolazione al rispetto e alla manutenzione di spazi verdi, in armonia con il regolamento fatto nel 2005, è lo scopo dell’iniziativa promossa dall’amministrazione comunale. Sono già una ventina i cittadini che in questi mesi hanno presentato la richiesta per potersi occupare di aree verdi dislocate in diversi luoghi di Sulmona. “Ritengo che occuparsi della cura di spazi pubblici per i cittadini sia un’iniziativa positiva capace di consentire non solo un maggiore rispetto per il patrimonio pubblico, ma anche di preservarlo dal degrado. E’ con piacere che abbiamo accolto le istanze di tanti cittadini pronti ad essere coinvolti attivamente e in maniera volontaria nella gestione di aree verdi, sulla convinzione che la città sia la casa di tutti. Ci piacerebbe iniziare presto i lavori con il completo restyling di piazza Capograssi al fine restituire un corretto stile ad un’area in linea con il valore e l’importanza del palazzo del Tribunale e del monumento dedicato al giurista sulmonese Giuseppe Capograssi, che dovrà sicuramente essere reso più visibile”. E’ quanto afferma l’Assessore Nicola Angelucci.

Occorre fare una distinzione tra quella che può essere una sensibilità civica e quella che sembra essere la soluzione all’incapacità degli amministratori di assolvere al loro dovere. Se i pensionati tengono specchiata la villetta in Piazza Carmine, dove trascorrono ore di svago, e la riempiono di fiori, certamente svolgono un ruolo alto, al quale non può ambire il Comune perché tenere tutta la città come un giardino è oggettivamente difficile (sebbene non lo fosse trenta o quaranta anni fa).

Se il Cogesa investe parte dei soldi a stampare un giornale inutile e non raccoglie come si deve la “differenziata”, che imbruttisce la città fino alle 10 o alle 11 del mattino; se il Comune non paga come dovrebbe il personale che pulisca monumenti celebri e spazi anonimi, tanto che i cittadini debbono pensarci con le loro mani se non vogliono vivere tra erbacce e connessi animali, si verifica il molto più elementare esempio del trasferimento degli oneri dal Comune (che incassa bei soldi con le sue tasse) ai cittadini che dovrebbero istituzionalmente pensare a ripulire le strade.

Le piante fanno bella mostra sull’acquedotto illuminate dal sole d’estate

Poi l’Italia è il Paese nel quale la aspirazione principale è quella di dire agli altri come si fa il cittadino e come si osservano i doveri civici.  E il passo è breve: chi non taglia le erbacce diventa un talebano, come chi non salta juventino è. Cittadini dignitosi possono pure mettere un bulbo di begonia in un giardino dove il Comune abbia fatto il suo dovere. Ma che un bel giorno esca l’assessore Angelucci a dire che offre ai cittadini la possibilità di togliere le erbacce sa tanto di paraculismo a buon mercato. E non è il solo, perché come quando si misero i lenzuoli arcobaleno ai balconi (sempre per quella smania di contarsi e far vedere), adesso è politicamente corretto fare le cose da divulgare come ai tempi dell’ Istituto Luce. E per esempio Il Centro di Chieti racconta oggi che “Volontari ripuliscono la Villa: riempiti 15 sacchi di rifiuti”. Ma per arrivare ad accumulare 15 sacchi di rifiuti, non c’era un vigile che impediva che vi venissero buttati? Non c’era un servizio comunale che doveva svolgere una pulizia quotidiana? E l’impegno di un cittadino è quello di trovare una domenica ogni anno o ogni trimestre oppure quello di riacquistare dignità e pretendere che, per il servizio per il quale è pagato, il Comune adempia ai suoi doveri?

A Sulmona abbiamo avuto piante cresciute sull’acquedotto medievale o sul sagrato dell’Annunziata in piena stagione turistica, e la risposta qual è? Il volontariato. Un rione può pure innaffiare i vasi anti-parcheggio per salvare le piante dalla siccità e unire l’utile al dilettevole: ma che un Comune possa abbandonare a se stessa una intera città e poi contare sulle episodiche manifestazioni di civismo se lo possono scordare, Angelucci e diavoletti.

E la prima cosa che c’è da fare è chiedere alla Procura della Repubblica se non si sia sottratto al suo dovere chi deve controllare l’igiene di una città, trasformata in latrina a cielo aperto in tutto il centro, dove né Polizia, né Carabinieri, né Vigili urbani si vedono a controllare e con le erbacce che nascondono animali di vario genere. Poi, una volta che si sia accertato chi debba rispondere per i doveri non rispettati, si può piantare anche un bel fiore o una siepe. Oppure, dopo aver rimosso le erbacce, i volontari si debbono armare anche di Lysoform e idranti per non sentire l’odore di orina (che evidentemente sfugge alla sindaca quando passa per Via Mazara per raggiungere il Comune) perché Carabinieri, Polizia e Vigili Urbani si girano dall’altra parte e dal Comune nessuno è in grado di gestire servizi con i milioni che si incassano?

Please follow and like us: