ORA BISOGNA RIMBOCCARSI LE MANICHE

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DOPO I VOTI AI POLITICI, L’AGENDA DEL 2019

1 GENNAIO 2019 – Se i voti per i politici che hanno avuto a che fare con Sulmona riguardano il passato, nelle prime ore del 2019 vanno fatte delle richieste, più che delle valutazioni. E i primi destinatari sono i senatori Di Nicola e Di Girolamo eletti dal centro-Abruzzo nel movimento 5 Stelle: sono alla prima esperienza e stanno in una compagine governativa. Del primo non abbiamo sentito parlare dopo la sua elezione, se non in occasioni sporadiche, per onore di firma, né lo abbiamo visto in giro ad ascoltare. In questo 2019 deve prima di ogni cosa recuperare l’assenza di otto mesi dalla elezione, se non vuole replicare i quinquenni di Paola Pelino o di Giovanni Legnini e poi via via fino ad arrivare a Natalino Di Giannantonio e Sabatino Aracu. Insomma, una bella schiera di fancazzisti che hanno preso voti a Sulmona per stare in Parlamento senza… vincolo di mandato, anzi liberi come uccelli di bosco (il Di Giannantonio è noto agli archivi di Montecitorio per aver proposto e istituito la provincia di… Pordenone, quando Gaspari proclamava, per spegnere gli entusiasmi di Sulmona e Avezzano, che in Italia non si sarebbero fatte più province). Il baratro per Di Nicola è assai vicino e la tentazione di campare di rendita evidentemente è molto forte.

Sta sul pezzo Gabriella Di Girolamo, che porta il fardello di un Bimillenario ovidiano ripescato dai 5Stelle dopo che Pezzopane e Pelino avevano fatto passare un paio di proposte di legge, ma pensavano che i duemila anni di un poeta così si potessero celebrare da soli, senza neanche un comitato di studiosi. Comprendiamo che quando si vanno a designare nomi in comitati e commissioni, soprattutto se si scelgono nomi di spocchiosi e polverosi professori universitari, si rischia da un lato di scontentare gli esclusi (che sono sempre di più) e dall’altro di non ricevere neanche un “grazie” da chi si sente investito in eterno del ruolo dello studioso. Ma una decisione dovrà pur essere presa. Ci sono tanti nomi in giro: per esempio la curatrice della eccellente mostra alle Scuderie del Quirinale, Francesca Ghedini, che ha dato alle stampe due mesi fa un libro intenso e ampiamente didascalico anche per i comuni mortali che come noi e sicuramente come Gabriella Di Girolamo masticano per diletto gli esametri del Vate sulmonese.

C’è la soprintendente museale per l’Abruzzo, Lucia Arbace, che si carica anche su RAI3 del faticoso ruolo di illustrare anche al colto e all’inclita tutto lo sconfinato patrimonio artistico dell’Abruzzo e che sulla questione dell’aglio sulla testa di Ovidio ha assunto una posizione chiara, unico esempio nella mollezza e nell’opportunismo dei letterati abruzzesi (se i silenti possono essere definiti “letterati”), revocando il patrocinio del Ministero alla carnevalata organizzata da immagini riprese alla cerimonia di “Fabbricacultura” in Piazza XX Settembre. E sono questi, per così dire, i nomi istituzionali che potrebbero dire tanto sui duemila anni dalla morte di Publio Ovidio Nasone.

La sen. Di Girolamo

Ma poi ci sono uomini di cultura come Paolo Isotta, che ha scritto ieri l’altro una monumentale rivisitazione della musica intitolandola proprio ad Ovidio e formulando ipotesi finora mai formulate; Claudio Magris, che torna a leggere spesso Ovidio, come ci ha confessato e che dalla tematica delle metamorfosi è stato profondamente permeato nel suo intenso percorso spirituale che traspare da ogni opera che continua con stoico impegno a dare alle stampe, sebbene centellinando (ed è letterato coraggioso, che ha subito sposato la battaglia del “Vaschione” contro l’aglio su Ovidio). Poi c’è Luciano Canfora, che ha steso la finora impareggiata ipotesi che Ovidio sia stato relegato a Tomi perché aveva accennato al fatto che dopo la battaglia di Modena due consoli morirono dello stesso fato e rimase spianata la strada alla conquista del potere assoluto per Augusto.

E c’è Luigi Miraglia, che con la sua oasi di latinisti a Frascati coltiva la lingua dei Romani per i giovani ed ha portato nel cuore di Sulmona proprio quei giovani artisti che parlano e cantano nella lingua di Ovidio, con corsi annuali che sono volti a mettere in musica i versi di Orazio, Catullo e Ovidio.

Insomma, c’è solo da scegliere con oculatezza, e la sen. Di Girolamo può svolgere un grande ruolo, perché il ripescaggio della legge è tutto pentastellato. Ma non c’è da prenderla con comodo, perché qualche ora fa è stato consegnato al passato anche l’altro anno che, insieme al 2017, secondo alcuni poteva segnare il bimillenario della morte del Poeta.

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