Ma sicuro che il Centro studi ovidiani è inagibile?

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CI PERVIENE UNA LETTERA

11 AGOSTO 2018 – Il dott. Andrea D’Emilio da Pescara ci scrive e ripropone il tema della chiusura della Biblioteca comunale di Sulmona, con il connesso Centro di Studi ovidiani. Riporta in sintesi l’articolo che su questo giornale fu pubblicato nel 2015, per sottolineare che, mentre si parlava della “più grande biblioteca di testi di Ovidio al mondo”, in procinto di essere realizzata nell’ex monastero di Santa Caterina, non ci si avvedeva che un giacimento culturale di queste dimensioni e su questa tematica era già esistente, e aveva ricevuto visite importanti di studiosi da tutto il mondo. In quell’articolo si legge anche che un provvedimento di chiusura per inagibilità dopo il terremoto del 2009 non risultava e, dunque, non si giustificava neppure l’inaccessibilità ad un luogo culturale così importante.  Il dott. D’Emilio, che ha studiato al Liceo Ovidio in Piazza XX Settembre e che oggi è docente di filosofia e storia, presidente dell’Associazione culturale Clemente De Caesaris, chiede di saperne di più “perchè se così fosse non comprenderei il motivo della chiusura da nove anni”.

Non abbiamo difficoltà a riferire che la notizia della inesistenza  di un provvedimento di chiusura per inagibilità dei locali a piano terra in Piazza Salvatore Tommasi era vera e l’avevamo appresa da persone accreditato. Ora non siamo più tanto sicuri, perchè a Sulmona, al contrario dell’Aquila, più passa il tempo da un terremoto e più si sedimentano ordinanze di sgombero. Il caso di Palazzo Mazara del gennaio 2017 è emblematico: senza nessuna verifica sul peggioramento della staticità del Palazzo, la sindaca dispose lo sgombero di tutto il Palazzo, mancando completamente la motivazione che in uno Stato di diritto ogni provvedimento amministrativo deve contenere e che deve essere più rigorosa quando intacca posizioni e interessi rilevanti di privati (tanto è vero che il TAR sospese di lì a poco quella strampalata ordinanza).

Comunque, seppure oggi un provvedimento di inagibilità esista, giammai si potrebbe analizzare l’ipotesi che il cortese lettore suggerisce: e, cioè, il trasferimento dei volumi della biblioteca comunale e del Centro Studi ovidiani in altro luogo, per il semplice motivo che… non tornerebbero più a Sulmona (e spostarli nella stessa città è più difficile che arrivare su Marte, come la vicenda dell’ex Centro servizi culturali ha dimostrato). L’inettitudine degli amministratori comunali non deve riverberarsi a danno della dotazione libraria di Sulmona: i soldi per restaurare i palazzi dell’Aquila sono stati trovati: E debbono trovarsi anche quelli per restaurare palazzi e ville di Sulmona, quindi anche la biblioteca comunale e il confinante liceo classico. E la faccia di bronzo dei candidati alle prossime regionali si misurerà anche su questo, se si presenteranno ancora quelli che hanno sostenuto l’Attila della Valle Peligna, Luciano D’Alfonso, o il suo assessore Andrea Gerosolimo (e il suo mentore Franco La Civita, che non dimentichi mai di averlo fatto votare quattro anni fa).

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