MA SE HANNO I CASALESI NELLA COALIZIONE RIMANGONO COALIZZATI?

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DEL SORPRENDENTE COMUNICATO DELLA LEGA NON SI PARLA PIU’ A POCHE ORE DALLE ELEZIONI

8 FEBBRAIO 2019 – Se una coalizione di partiti e movimenti si propone per il governo di una regione, deve almeno fornire una immagine rassicurante, che faccia riposare gli elettori nella convinzione che ci sia unità di intenti e soprattutto di condotte, l’idem sentire de republica, per dirla con i Romani.

Abbiamo il caso del “condominio Marsilio”, coacervo raccogliticcio di liste tra loro diffidenti, che è partito con una fatwa contro una propria lista e che è arrivato a convivere con due anime irriducibili, l’una contro l’altra armata. Il dato assolutamente inedito per una campagna elettorale è il “comunicato stampa” della Lega, più precisamente del Coordinamento territoriale di Sulmona, che ha agitato il pericolo di condotte conformate al “voto di scambio nello stile dei migliori “operatori” casalesi”” per delle affermazioni fatte non da avversari acerrimi, non da banditi inqualificabili, ma da componenti della stessa coalizione di partiti e movimenti che dovrebbero portare Marsilio a governare l’Abruzzo.

E non ha lasciato molto all’interpretazione il “Coordinamento territoriale”, laddove ha esternato pesanti preoccupazioni senza limitarsi ad esprimere un giudizio politico; ha concluso dicendo esplicitamente “ci sarà da lavorare parecchio per la Procura della Repubblica” (sempre che, ha premesso, si dimostrino fondate le affermazioni di chi comunque è candidato nella stessa coalizione).

In un’altra Italia, cioè in una Italia che aveva bisogno della dialettica tra partiti, ma almeno aveva risolto il problema di scegliere gli alleati secondo un minimo sentire etico, si sarebbe dovuto sospendere il giudizio e chiarire attorno ad un tavolo chi dovesse rimanere e chi avesse il dovere di uscire perché incompatibile con la coalizione deputata a governare una regione per cinque anni. In questi giorni, invece, di tutto si è parlato tranne che di quel comunicato stampa della Lega, che, va detto, è il partito della coalizione che riporterà il maggior numero di voti e che si rifà all’impennata del leader Matteo Salvini, intransigente nel pretendere la restituzione di banditi coperti dalla impunità garantita in Francia da decenni.

Qui la vicinanza con i “casalesi” non basta neanche ad azzerare la partita e a chiarire chi sta con chi: chi sono i casalesi e con chi collaborano in Valle Peligna? Una risposta potrà venire prima che gli abruzzesi vadano alle urne e corrano il rischio di esprimere un voto senza sapere chi sosterranno? Oppure è stato tutto un gioco interno a quella coalizione, fatto di gelosie e reso turpe perché abitua all’idea che con i casalesi si possa collaborare in una giunta regionale? Basta che ci si dissoci a parole pochi giorni prima dell’apertura delle urne?

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