“MA QUESTE BANCHE CHE VANNO A METTERSI AL CENTRO STORICO…”

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LA CURIOSA IMPOSTAZIONE DELLA TUTELA MONUMENTALE DA PARTE DELLA SOPRINTENDENZA

2 APRILE 2019 – Per comprendere e spiegarsi in quale baratro sia precipitata la tutela dei monumenti e del contesto storico-artistico di Sulmona è sufficiente collegare piccoli pezzi di vita quotidiana, così come traspaiono dalle narrazioni della gente comune, più che delle autorità o dei rappresentanti politici o delle icone culturali.

Al “Gran Caffè letterario” cui è stato imposto di rimuovere una sobria insegna (anche più piccola di quella che c’era prima) non è stata data nessuna convincente spiegazione e tutto quello che gli è concesso è la scritta “ENTRATA” sulla porta (come nella foto accanto al titolo).

Ieri è tornato in città il funzionario Di Girolamo, della Soprintendenza, che già aveva lasciato il segno del suo argomentare e delle strane impostazioni nel sopralluogo a Palazzo Mazara per la tutela delle cementine (sembra si voglia costituire una apposita Soprintendenza perché si ritiene che quando le cementine siano storicizzate possano tenere il posto delle pietre antiche). Ammiccando verso una banca che si trova lungo il Corso, il Di Girolamo ha detto ad un accompagnatore che era proprio quella la banca alla quale avevano fatto rimuovere le insegne. Non si era accorto che vicino a lui c’era il direttore di quella banca e, alla ovvia osservazione che con quella decisione la banca doveva rinunciare alle insegne, mentre una banca, solo dal nome diverso, aveva fino a poco fa mostrato proprio insegne al neon, il Di Girolamo ha risposto: “Ma queste banche che vanno a mettersi al centro storico…”.

Orbene: che un funzionario si pavoneggi della bella impresa di aver costretto un operatore economico a non valersi di un mezzo per la “visibilità” della propria impresa è già aspetto piuttosto grave nel complessivo giudizio che il cittadino può farsi delle istituzioni e della idoneità di funzionari delle istituzioni a svolgere il loro ruolo. Che, poi, un funzionario della amministrazione che dovrebbe valutare e bilanciare le ragioni della conservazione con quelle della fruibilità enunci principi che sembrano ridurre a museo la parte più antica e più bella di un centro abitato è addirittura paradossale.

Se le banche non stanno al centro storico, gli abitanti del centro storico dove vanno a fare le operazioni bancarie? E questo vale anche per le farmacie, che a questo punto non possono neppure esporre il simbolo che le rende più visibili e, quindi, più utili alla utenza? E i ristoranti, se non si affidano alle insegne, potranno contare solo sugli effluvi di sughi e arrosti? Così proprio non ci siamo.

Il travertino trova massimo spazio laddove c’erano pietre antiche e contesti armoniosamente collegati al tempo della totale assenza di travertino.

Le  cementine, che dovevano essere una soluzione minore rispetto al ricollocamento della pietra, vengono addirittura tutelate.

La Soprintendenza  vuole un centro storico con cementine e travertino. E’ mai possibile?

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