MA IL LICEALE HA STRUMENTI PER CAPIRE LA REALTA’

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Il corteo si posiziona davanti alla statua di Ovidio

A MARGINE DELLA PROTESTA DEGLI STUDENTI SULLA CHIUSURA DELLA SCUOLA

8 APRILE 2019 – Due cicli di studio si sono completati al liceo classico “Ovidio” senza che la sede storica di Piazza XX Settembre sia stata riaperta. Vale a dire che coloro che avrebbero iniziato con il quarto ginnasio nel 2010 hanno completato altrove il loro corso liceale e così pure quelli del quinquennio successivo. E’ stata una lunga assenza, che ha snaturato il rapporto della scuola con la città e che ha provocato la protesta dei ragazzi che adesso si trovano a frequentare il liceo e che non hanno visto mai le aule o il cortile dell’ex collegio dei Gesuiti, ma soprattutto non hanno mai vissuto il contesto di Piazza XX Settembre, che fino a dieci anni fa respirava all’unisono con il Corso, la gente, i negozianti, la biblioteca di Piazza Salvatore Tommasi. Nessuno avrebbe potuto preventivare un decennio per la riapertura del Liceo; eppure si è andati oltre, né si vede all’orizzonte un progetto che possa essere realizzato in tempi brevi. “Non vogliamo lanciare accuse” hanno detto gli studenti che tenevano un breve discorso sotto la statua di Ovidio; “Non vogliamo denunciare responsabilità; vogliamo che la scuola sia riaperta per quelli che verranno dopo di noi e per la città”.

Ottima iniziativa: per smuovere le coscienze e gli amministratori; anche per il luogo scelto, sotto la statua di Ovidio perché la protesta di sabato è stata un atto di grande impegno culturale.

Va però detto che proprio il metodo che viene insegnato al Liceo è quello della ricerca, cioè dello studio di un problema: dell’antefatto, delle condizioni che lo hanno determinato, che sono direttamente connesse con le probabili soluzioni, perché il venir meno delle condizioni storiche e sociali fa evolvere anche il problema della ricostruzione bloccata, per esempio.

Certamente se la città è stata esclusa dal cratere sismico (nel quale lo Stato sta spendendo a mani bucate) e se il cratere sismico arriva a Popoli, salta Pratola e Sulmona e riprende a Bugnara come se le onde sismiche si propagassero a macchia di leopardo, ci saranno delle responsabilità da individuare e denunciare. Se dopo dieci anni gli amministratori non hanno trasformato il progetto in lavori occorre esprimere un giudizio su quanti hanno tradito la ricostruzione e impedito a due “generazioni” di studiare in quel Liceo. Altrimenti pure la poesia di Dante e la prima guerra mondiale non hanno cause e condizioni che le hanno suscitate…

Per questo non è stata fuori luogo la manifestazione parallela, promossa da ex professori liceali che indossavano cartelli per individuare le responsabilità amministrative.

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