MA E’ LO STESSO FABIO FEDERICO?

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Il dott. Fabio Federico

31 GENNAIO 2019 – Fabio Federico, già sindaco di Sulmona, liberale e figlio di liberale, ha impresso una svolta alla sua vita ed è diventato leghista: della specie più convinta, cioè di quelli che dicono (come ci ha scritto qualche mese fa) che la Lega di Bossi ha fatto bene a dare dei “terroni” agli Italiani del Sud.

Come tutti i moderati che abbracciano in età avanzata le ragioni degli ultras, condividendone lo spirito, va oltre e, si può dire, è diventato più leghista della lega, al punto da esprimersi con toni non solo di dissenso, ma proprio di irrisione, per lo srotolamento di uno striscione in concomitanza del comizio tenuto dal “capitano” Matteo Salvini. Ritiene, sostanzialmente, una figuraccia quella di mostrare la sintesi di uno dei più significativi racconti delle “Metamorfosi” a qualche decina di metri dal monumento al vate sulmonese: “Empio è colui che non accoglie lo straniero”. La cura con la quale Publio Ovidio Nasone descrive l’episodio di Filemone e Bauci ha fatto scrivere a Italo Calvino che è segno di come il poeta tenga a condurci nella quotidianità dei due anziani coniugi che ospitano e trattengono a pranzo divinità presentatesi in incognito come Giove e Mercurio. Ma non è evidentemente abbastanza, per uno che è stato sindaco di Sulmona, da far capire che Ovidio riteneva l’accoglienza come obbligo primario, religioso prima ancora che civico o politico, anche nella miseria estrema di due vecchi che debbono mettere una zeppa sotto la gamba più corta di un tavolo per apparecchiare una mensa; loro che non si domandano e non domandano agli ospiti il motivo per il quale gli altri li hanno respinti.

E della sacralità del dovere di accogliere lo straniero era convinto Ovidio in epoca antecedente la sciagurata relegazione nel Ponto Eusino; quindi senza nessuna impostazione utilitaristica, come lo riteneva Platone ne “La settima lettera” di Vintila Horia; come lo ritengono tutti coloro che dànno un significato alto al concetto di ospitalità. Perciò non è una figuraccia, per chi ha un balcone sulla piazza del monumento a Ovidio, srotolare un concetto che addirittura Ovidio, oltre che ritenere sacro per sé, fa pronunciare al padre di tutti gli dei; non è una figuraccia ricordare che le Metamorfosi hanno impresso altissimi contenuti alla nostra civiltà prima che i rutti della Lega venissero a inquinare di pulsioni divisive l’Italia (proprio quella unita del Movimento Sociale di Almirante e di Alleanza Nazionale; sono sigle e persone che Fabio non ricorda più?); il tutto espresso tra l’altro con il volgarissimo “celodurismo” della Lega.

Le bandiere della Lega sotto lo striscione con il contenuto delle Metamorfosi

Fabio Federico, per il quale abbiamo fondato e stampato con i nostri soldi questo giornale, perché era sottoposto a violenti e capziosi attacchi e mistificazioni della stampa conformistica di sinistra, si sposta su posizioni che di liberale non hanno niente e si spoglia dell’obbligo di rispettare le opinioni di altri manifestando il suo imbarazzo (o anche il suo disgusto) perché una frase riconducibile al contenuto delle Metamorfosi di Publio Ovidio Nasone deve essere suonata sgradevole al “capitano” (sempre ammettendo che Salvini fosse consapevole del significato di “empio”, visto che mentre Fabio Federico studiava e frequentava gli ambienti liberali, Matteo Salvini praticava il “Leoncavallo”; mentre Fabio Federico lavorava da medico in carcere e affrontava ogni giorno il suo lavoro, Matteo Salvini non spendeva un’ora in un qualsiasi lavoro; e se Fabio Federico quando era Sindaco è stato rincorso per il centro di Sulmona da un’orda di manifestanti violenti e incivili tanto da dover cambiare strada, il “capitano” si muove con una scorta di 500 tra poliziotti della Celere, carabinieri e Digos, tutti pagati da noi).

La figuraccia, secondo il fu liberale Fabio Federico, consisterebbe nel citare le Metamorfosi, due anni dopo il Bimillenario. Se si trova bene nel partito che dice di non essere più la Lega Nord (per cercare di confondere le acque nell’affaire della restituzione di 49 milioni di euro), ma che manda in Senato lo stesso Umberto Bossi, condannato anche in appello, l’uomo del “terronismo” sputato in faccia agli Italiani nati al di sotto di Bologna, il capo della Lega che tifava per l’Etna; della Lega che conduceva i maiali a defecare sui terreni dove doveva essere costruita una moschea; se sostiene questa gente e si imbarazza per i contenuti di Ovidio, ne abbiamo conosciuto la copia migliore e lo stampo è andato perso. Non ci accontentiamo del succedaneo.

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