L’ABRUZZO DEVE ANDARE A 60 ALL’ORA

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PER EVITARE L’ISOLAMENTO DELL’AQUILA TUTTI SOTTO AL GRAN SASSO

18 MAGGIO 2019 – Dunque anche lunedì si potrà passare nel traforo del Gran Sasso, perché è stata raggiunta una intesa tra la “Strada dei Parchi” e il Ministero per “scongiurare la chiusura”. Si era mobilitato tutto l’arco costituzionale; ed anche di più, perché dall’Università al presidente della provincia, a RAInews 24, finanche il pur preciso “Il Fatto quotidiano” affermavano che l’Italia sarebbe stata divisa in due o che Roma non avrebbe più potuto raggiungere l’Adriatico.

Ora tutta questa bella gente dovrebbe spiegare perché un automobilista o un conducente di TIR dovrebbe passare nel traforo, ad unica corsia di marcia, a 60 km/h, tenendosi a 50 metri di distanza dal veicolo che precede. Queste, infatti, sono le prescrizioni che le parti hanno allestito; il tutto perché, in caso di incidente, si potrebbero disperdere liquidi inquinanti e la Strada dei Parchi potrebbe rispondere del relativo reato. Da Roma e da Pescara si sa perfettamente che per raggiungere la sponda opposta dello Stivale è operativa (fin quando L’Aquila non riuscirà a chiuderla assumendo che i viadotti sono pericolanti) la autostrada tranquilla tranquilla che da Torano si diparte per Avezzano, Sulmona, Chieti e Pescara, sulla quale si può andare anche a 200 all’ora, cercando di evitare i rilievi dei tutor (quando ci sono); tratto autostradale assai suggestivo, che da Cocullo apre sulla Valle Peligna; istruttivo perché consente di guardare dal viadotto di Bussi lo scempio che la Montedison ha lasciato con la discarica di materiali chimici più grande d’Europa, con il tragitto che seguì una lepre colpita dall’inquinamento, come ha raccontato un teste nel processo e pensare a quanto sono idioti i negazionisti; per sfociare sul porto-canale di Pescara a due passi dalla casa di D’Annunzio e da quella di Flajano.

Le segnalazioni della discarica di Bussi accanto ad un pilastro dell’autostrada. In questa zona una lepre fuggiva verso il fiume e rimase fulminata dall’erba avvelenata

Prepariamoci all’intervento regionale per chiudere la A25 e incolonnarci tutti a 60 all’ora nel traforo del Gran Sasso che, quello sì, unisce l’Italia. Il tutto per conservare un capoluogo regionale costruito sul cocuzzolo di una montagna per esigenze di sicurezza nel Medioevo e rimasto lì a dilapidare le risorse di una intera regione e oggi di una intera nazione, che deve ridurre la velocità in vista della ricostruzione.

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