IL TEATRO? A TUTTI O A NESSUNO

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LEGNINI LO HA USATO NELLA CAMPAGNA ELETTORALE “LUNGA” E ORA E’ VIETATO A DI MAIO E A SALVINI

16 GENNAIO 2019 – La sindaca Casini, pare su indicazione della nuova segretaria comunale, sostiene che il teatro comunale non possa essere concesso a Di Maio e, in altra occasione, a Salvini, durante questa campagna elettorale. Il motivo sarebbe da individuare nella preclusione di ogni tipo di propaganda elettorale.

L’interpretazione dei regolamenti comunali è stata sempre elastica: nel 1976 il teatro fu concesso gratuitamente al segretario socialista Bettino Craxi, a pochi mesi dalle elezioni politiche. Quattro anni fa fu concesso pure gratuitamente a Giovanni Legnini, attuale candidato “governatore” e per buona misura vi furono convogliati tutti gli studenti della scuole medie superiori per fare numero, in quanto una lezione di Legnini sul diritto costituzionale avrebbe lasciati deserti palchi e anche platea; per non parlare del loggione.

Si dirà che all’epoca Legnini era vice-presidente del Consiglio Superiore della Magistratura e non si era in campagna elettorale. Ma allora si dovrà pure dire che nel periodo nel quale Legnini è stato vice-presidente del CSM ha fatto regolare campagna elettorale in vista della sua candidatura alle attuali “regionali”; e per tale candidatura D’Alfonso ha tirato la volata in modo che le elezioni si svolgessero dopo la fine del mandato di Legnini al CSM.

Orbene: ognuno si modella la propria campagna elettorale secondo le proprie esigenze. E se Legnini ha inteso intraprenderla mentre stava ancora al CSM, a rigor della logica casiniana non avrebbe avuto diritto al teatro (tra l’altro era appena sceso dalla carica di sottosegretario all’Economia, dove era stato designato dal PD).

Ci sarebbe, semmai, da dire che al CSM nel ruolo di vice-presidente (cioè in sostanza di presidente di fatto, perché il Capo dello Stato, presidente di diritto, ci va una volta ogni paio d’anni) non debbono andare politici in servizio permanente effettivo. Ma questo è un altro discorso. Per rimanere al caso della concessione del teatro, o si dà a tutti o non si dà a nessuno. Ovvero: o vi si svolgono rappresentazioni solo teatrali (e non è detto che i politici non vi avrebbero diritto ad allestirvi apprezzabili commedie), oppure vi si tengono anche i comizi. Ma di tutti; altrimenti, se la Procura è attenta, si dovrebbero ravvisare gli estremi di un abuso, penalmente rilevante, da parte dei sindaci che lo danno ai segretari politici amici loro e lo vietano agli avversari.

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