IL PD CHE NON ERA PRONTO PER MAGGIO NON SARA’ PRONTO PIU’

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PESANTI RICADUTE SUL SISTEMA DEMOCRATICO DAL VOTO DATO AD AVVENTURIERI COME DI MASCI

27 FEBBRAIO 2019 – La sveltina del sostegno alla “giunta di alto profilo” ancora guidata dalla sindaca Casini si basa su un escamotage che può convincere solo i gonzi: “Abbiamo preferito non provocare la crisi perché il Partito Democratico non è in grado di affrontare le elezioni a maggio e per questo abbiamo appoggiato una “giunta di salute pubblica” nell’interesse della città”. La bugia si scopre tutta alla prova del nove di questo ragionamento: la giunta non è di salute pubblica perché non è appoggiata dagli altri partiti. Ed infatti il primo requisito perché si possa parlare di una temporanea tregua onde raggiungere un minimo accordo sulla cose che possono salvare una amministrazione ordinaria, una minima gestione che eviti il fallimento o la perdita di finanziamenti, etc, sta tutto nel concorso che deve provenire da tutti. E che per questo è incolore, è di tutti.

In caso diverso, si può parlare solo di una giunta parziale, magari allargata ad altri contributi; giammai di una giunta di salute pubblica. La verità sta proprio nell’obiettivo di vivacchiare ancora qualche mese perché evidentemente sono in dirittura di arrivo decisioni che possono trasferire in secondo piano il patto di lealtà stipulato con gli elettori di tre anni fa per una “opposizione senza tregua, giorno per giorno nelle aule del Palazzo”. Tutta una presa in giro, che segna il definitivo tracollo del Partito Democratico quale forza di opposizione: Di Masci, Di Rienzo e Ranalli in questi tre anni sono apparsi come chi non parla, non sente e non guarda, consentendo le peggiori cose alla sindaca e alle giunte che di volta in volta venivano modificate per sostituire gli assessori dissidenti o non utili alla strategia perseguita per interposta sindaca da Andrea Gerosolimo. A questi si è genuflesso politicamente Bruno Di Masci. Con personaggi come il “Socrate peligno” che ha cambiato connotati, il PD non sarebbe stato pronto non solo alle elezioni di maggio, quanto neppure a quelle degli anni che verranno. Rimangono solo macerie e questo spettacolo politico indecente è da ascrivere soprattutto ai “quadri” del PD regionale e provinciale che hanno considerato Sulmona un feudo perso. A loro volta non subiscono danni dalla scomparsa della politica perché tutti in età di pensione.

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