GLI ITALICI CONTRO L’IMPERO E CAVOUR ALLA MARCIA SU ROMA

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FATTI DUE CONTI NELLA INDAGINE DIACRONICA DELLA GUERRA SOCIALE SOSTENUTA DAL PROF. TOLONE AL PACIFICO

2 FEBBRAIO 2019 – Come ripeteva una fortunata pubblicità, “Dove c’è Barilla, c’è casa”: dove c’è Giovanni Legnini, c’è Oreste Tolone.

Ed infatti anche ieri il prof. Oreste Tolone ha voluto tributare il suo omaggio al candidato del centro-sinistra in Abruzzo, dopo avergliene tributato altro del tutto eccessivo qualche anno fa, coinvolgendo, per ansia di visibilità, i poveri studenti delle “superiori” di Sulmona in una “giornata particolare” dai contorni littori; prima di tornare ai livelli normali di notorietà.

Al Cinema Pacifico, il Nostro si è avventurato in una lettura delle vicende storiche dell’Abruzzo e della Valle Peligna ed ha preso una prima toppata quando ha detto che con la Guerra sociale del 91 a.C. i popoli italici hanno avuto il coraggio di prendere le armi “contro l’Impero di Roma”. Peccato che nel 91 a.C. non c’ era proprio un Impero a Roma, che infatti secondo alcuni è stato costituito con i tentativi di Giulio Cesare di formare una dittatura (nel 49 a.C.) o dalla conformazione istituzionale dovuta a Ottaviano Augusto nel 29 a.C. che non per niente aggiunse l’appellativo di “Augusto” non solo in quanto designato dal grande condottiero, quanto proprio per l’assunzione dei poteri imperiali.

Ottaviano, detto poi Augusto

La questione non è di poco conto, perché in tanto Roma assunse le caratteristiche di un Impero in quanto assorbì le popolazioni che via via andava conquistando: quindi anche gli Italici, che non potevano, sia pur coraggiosamente, schierarsi contro un Impero perché costituirono proprio esse l’Impero quando questo si configurò nella seconda metà del I secolo avanti Cristo. Del resto, è rimasta mitica l’asserzione “Nec sine Marsis, nec contra Marsos”, per dire che contro i Marsicani, che mettevano paura pure ai barbari con i loro urli spaventosi (non conoscevano ancora gli aquilani), Roma si sarebbe schiantata e proprio Giulio Cesare formò la Legione Martia per combattere contro Gneo Pompeo.

Insomma, è come se Oreste Tolone avesse detto che Garibaldi con i suoi Mille fosse andato, una sessantina di anni dopo Marsala, a conquistare le vette delle Alpi contro gli Austriaci o che Cavour avesse marciato su Roma nel 1922 per risolvere il problema della capitale d’Italia.

Camillo Benso conte di Cavour

Lanciato nella lettura diacronica degli Italici e dell’Impero, Tolone è rimasto sotto gli occhi stupefatti di Legnini. Quest’ultimo vedeva in tali sforzi da equilibrista della Storia la intenzione di riprodurre il refrain della Barilla adattato a Tolone, lui che da vice-presidente del Consiglio Superiore della Magistratura si è attenuto fortemente alla pubblicità della De Cecco,storica concorrente della Barilla. E, anche quando Tolone è passato a dire altro, il Legnini candidato del centro-sinistra non si è risollevato dalle tappezzerie nelle quali era sprofondato, desolato, al cinema Pacifico per questa campagna elettorale che lo vede gravemente in perdita rispetto a Marsilio e Marcozzi. Infatti Tolone si è prodotto in una lettura dell’Abruzzo sotto la dominazione romana in perfetto parallelo con la realtà attuale, nella quale gli abruzzesi debbono migrare a Roma se vogliono vivere. Un Ovidio primo emigrante abruzzese non ce lo aspettavamo noi e non se lo aspettava neppure Legnini; la vulgata della fuga di cervelli in epoca augustea merita un dottorato di ricerca.

Perdere queste elezioni per Legnini sarà un dolore, sebbene lo si possa notare con quell’atteggiamento disincantato di chi vorrebbe dire (ma non può) che questa fatica elettorale prima o poi dovrà finire e con il sacrificio di presentarsi per una coalizione gravemente sfortunata avrà corrisposto all’obbligo cui era tenuto. Ma perderle con queste modalità, con i sussulti di uno storico in evidente défaillance diacronica è anche un po’ malinconico.

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