GELOSIE E GENEROSITA’ TRA I CAVALIERI DELLE QUATTRO RUOTE

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IL LIBRO SU GINALDI E L’EPOPEA DELLA COPPA ACERBO

19 DICEMBRE 2018 – Duecento macchine al seguito, quante ne giunsero a Sulmona per celebrare la vittoria di Guido Ginaldi alla “Coppa Acerbo” su Alfa Romeo RLSS tipo “Targa Florio”. Fu l’apoteosi del pilota sulmonese, inatteso sul traguardo degli oltre cinquecento chilometri su un circuito quasi sconosciuto: quello che andava alla stazione ferroviaria di Montesilvano fino alla collina e poi al centro di Castellamare Adriatico. Non c’era la precisione tecnologica di oggi; in compenso le fermate per la sostituzione delle gomme erano molto più frequenti. Addirittura una decina di volte il conte con il fedelissimo Raffaele D’Amario si fermarono per sostituire il pneumatico rovinato dal fondo stradale. Ci voleva salute per competere a quei tempi; e di forza fisica D’Amario ne aveva da vendere; un po’ meno l’esile Ginaldi, corpo da fantino che deve essere leggero e scaltro, attento e pronto all’imprevisto, anzi così abile da sperare negli imprevisti. Come quelli che toccarono al favorito Materassi, che mantenne per un bel po’ il vantaggio, ma fu bersaglio di forature a raffica e della perdita della gomma (arrivò al quarto giro solo con il cerchione) fino a indispettirsi con il destino e a ritirarsi. Sorse e si consolidò una leggenda per questa coppia di sulmonesi, che conquistarono le prime pagine di molti giornali nazionali proprio mentre l’automobile cominciava a vivere i suoi anni ruggenti e addirittura si era costituita una “Società di incremento  dell’automobilismo“.

Conte era Ginaldi; e marchese fu definito, per non farlo sfigurare, Raffaele D’Amario, che però con candida premura ci confessò, in una intervista del 1979 (quando ancora non aveva abbandonato il classico cappotto con pellicciotto scuro): “Io non so’ marchese; io so’ figlio di scarparo”. Virile e onesta puntualizzazione, che precedeva di qualche giorno (l’intervallo che passò con la pubblicazione della nostra inchiesta su “Il Tempo”) la velenosa precisazione di alcune parenti di Ginaldi, non tanto sul sangue blu di D’Amario, quanto sulla sua effettiva utilità nella vittoria. Dopo quasi sessanta anni, e quando l’unico a potersi risentire dell’accostamento, cioè il conte, era scomparso da sette anni, lo spirito di competizione della Coppa Acerbo infiammava ancora; anzi era cresciuto, al punto da essere manifestato ad un inconsapevole passeggiatore del Tratturo, nostro padre, che se ne andava con il suo cane nel solito itinerario pomeridiano e che aveva sentito parlare della Coppa Acerbo solo da suo cognato Pasquale Paolicelli, un amico del conte Ginaldi, a sua volta contagiato dalla passione per le auto potenti degli anni Venti a proprietario di una “Lancia Lambda”.

E lo spirito della competizione rivive, in più apprezzabili toni, nel bel libro “Il conte Guido Ginaldi – pilota ed eclettico viveur del Novecento”, pubblicato dalla “Università Sulmonese della Libera Età”, del quale si parlerà venerdì 21 dicembre nell’aula magna dell’ex seminario a Via Roosevelt perché anche questa pubblicazione fa parte del bilancio dei 25 anni di attività dell’istituzione guidata da Ezio Mattiocco. Intelligente e dallo spiccato spirito critico, Ginaldi non rimase legato per tutta la vita a quella vittoria e in una intervista confessò i motivi dell’abbandono : “Ho smesso di correre perché l’evoluzione tecnica delle macchine da corsa era soggetta a un’accelerata dinamica, impossibile da seguire per un privato come me, bisognava reggere il passo delle continue innovazioni se si voleva restare competitivi sul piano umano. Sull’orizzonte si profilava la supremazia delle otto cilindri Bugatti, alla cui strapotenza ed attualità di soluzioni meccaniche non era possibile tenere testa con la mia Alfa Romeo RLSS. Basta solo pensare ai freni… la frenata meccanica… No, non era più possibile, meglio lasciare. Altro denaro non era più il caso di spenderne, il problema era chiaramente destinato a riproporsi ciclicamente”.

Saggia decisione, da vero campione che lavorava soprattutto di testa.

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