E LA BIBLIOTECA SI POTREBBE RIAPRIRE DOMANI

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Caschi inutili nel sopralluogo di ieri in biblioteca: la soprintendente afferma che la chiusura è stata

9 APRILE 2019 – Al termine del sopralluogo nella biblioteca comunale, la Sovrintendente regionale ai Beni librari si è detta sorpresa della chiusura che ormai dura da dieci anni. In sostanza, non c’è nessun allarme per la stabilità dell’edificio. Cosa più importante, si possono ancora salvare dalle muffe e dalle tarme i ventimila libri che vi sono conservati. La Soprintendente ha detto che la chiusura sarebbe stata decisa per poter beneficiare di fondi per la riparazione dell’immobile.

Proprio in questa osservazione finale sta la chiave di volta del problema. Il Comune da anni va perseguendo una politica suicida che lascia senza effettiva tutela i beni patrimoniali. Due anni fa la sindaca si inventò di sana pianta un pericolo imminente a Palazzo Mazara e ordinò il rilascio immediato di tutto l’immobile: tanto della parte, preponderante, di proprietà del Comune, che di quelle nelle quali vivevano o svolgevano attività commerciali e addirittura non lucrative alcuni privati (compresa l’Associazione Volontari del Sangue). L’assessore dell’epoca, Sinibaldi, arrivò a prospettare ai proprietari che questa soluzione avrebbe loro consentito di percepire anche il contributo di autonoma sistemazione, come se questi discorsi da straccioni possano valere per chi vuole conservare una dignità e tuttavia fare affidamento sulle risultanze tecniche e scientifiche.

La sindaca aveva adottato quel provvedimento solo per far rientrare il Palazzo Mazara in un finanziamento milionario, dopo che il Comune aveva perso tempo (e non lo poteva più recuperare) per non aver proposto un progetto di riparazione entro i termini fissati nel 2009. Poi il TAR ha spiegato alla sindaca che l’ordinanza era illegittima perché non si basava su nessuna prova del peggioramento delle condizioni statiche del Palazzo. E’ la stessa identica cosa che ha riguardato la Biblioteca comunale: non esiste un atto che sia uno che dimostri che ci siano più crepe di prima o che le lesioni riportate (se sono state riportate) nel terremoto del 2009 richiedono l’evacuazione. Gli amministratori di Palazzo San Francesco hanno scimmiottato quelli di altre città e paesi, che in alcuni casi hanno esagerato i danni per prendere finanziamenti astronomici; solo che non hanno mai avuto la scaltrezza (o anche solo l’acume) dei loro colleghi e sono rimasti nel pantano di edifici evacuati, ma privi di progetti e tanto più di finanziamenti.

Giorni fa abbiamo severamente criticato la prospettiva di spostare tutti i volumi della Biblioteca nell’ex sede della Cassa di Risparmio, proprio perché già prima della visita della dott.ssa Colella non appariva nessuna reale necessità di sgombrare la Biblioteca: quanto meno non c’era conforto di analisi tecniche che confermassero un rischio più severo di quello che incombe sempre sui palazzi in zone sismiche di prima categoria. Dopo quello che ha detto la Soprintendente, il Comune non può nascondersi dietro le scuse e deve riaprire la biblioteca all’uso che ne hanno fatto per più di un secolo gli studenti e gli studiosi, gli addottorati e gli orecchianti e i curiosi. Prima che le tarme facciano il loro lavoro.

La Biblioteca comunale di Sulmona con il Centro Studi ovidiani

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