DI FLAIANO SAPPIAMO DI NON AVER SAPUTO

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UN INEDITO DELLO SCRITTORE PESCARESE APRE UN MONDO NUOVO – MERCOLEDI’ A TEATRO A ROMA

24 GENNAIO 2019 – Ennio Flaiano viene citato ogni due per tre, da destra e da sinistra; dagli scettici in particolare, talvolta anche dai fideisti, per lo più a sproposito e forse per un estrema condanna a rivoltarsi nella tomba.

Eppure non si sa ancora tutto intorno a quanto scrisse; e da oggi sappiamo di non aver saputo (se si può adattare Socrate al caso concreto). Mercoledì 30 gennaio al Teatro Vittoria di Roma, nel quartiere Testaccio, sarà proposto un Flaiano inedito, un Flaiano dell’ultima ora, quello più maturo, lo scrittore e l’intellettuale che annota le sue ultime cose, un anno prima della prematurissima morte ad appena sessanta anni, nel 1972 . Questo ultimo diario (ma sarà l’ultimo?) dell’intellettuale pescarese riprende un po’ (ma solo il titolo) dal “Divano occidentale” di Goethe e si chiama “Il divano meridionale”.

E’ una scoperta immensa, come in genere sono quelle che riguardano personalità complesse, uomini timidi che nascondono dietro la timidezza la consapevolezza di essere uomini superiori e di non volersi spendere in cose piccole. In altro modo non si saprebbe interpretare l’atteggiamento di Flaiano nei confronti delle mode conformistiche del suo tempo; che poi sono le mode irritanti di ogni tempo. Non per niente gli aforismi (dei quali si abusa nelle citazioni flaianee) sono pietre taglienti scagliate contro il quadro della mediocrità, disegnato e dipinto dagli intellettuali organici.

E’ un Flaiano privato quello che emerge dall’inedito coraggiosamente proposto mercoledì prossimo. E’ la storia, ricca di particolari di grande contenuto spirituale, di un uomo ormai perso nel vagare dentro un recinto di vita che non lo soddisfa, che lo fa sentire isolato, più precisamente annoiato. Ma il pessimismo di Flaiano non è il punto di arrivo di questo diario; è solo un passaggio verso una dimensione nuova, trovata (dal protagonista) in una città di provincia, dove c’è una bella e ricca biblioteca e dove l’uomo “perso” incontra una compagna importante. L’alter ego di Flaiano (era in fondo proprio lui a cercare un altro mondo culturale, del tutto diverso da quello dei salotti con le frasi abusate del suo “Il gioco e il massacro”?) si integra perfettamente in quella città di provincia e non si sa (poco importa) se geograficamente il “luogo dell’anima” dello scrittore morente sia stata Pescara o Sulmona, l’una ricca dei ricordi indelebili di gioventù, l’altra considerata come il posto di elezione di molti pescaresi delusi dallo straniamento del loro villaggio caratterizzato da una (precedente e perduta) vita spirituale intensa e coinvolgente più di una notte a Via Veneto.

Questo “Divano meridionale” si preannuncia come la pietra miliare (forse l’ultima, ma non è detto…) del lungo percorso che portò il Pescarese dalla casa natìa vicino al fiume ai circoli letterari più attivi e sottili, fino all’amicizia con Fellini, interrotta dolorosamente, attraverso il costante contatto con la quotidianità, che angustiava il pensiero “alto” dell’uomo che sapeva non mentire a se stesso, neppure quando attori del livello di Vittorio Gassman cercarono di indorare la pillola dello sfacelo della prima rappresentazione di “Un marziano a Roma”, con la famosa frase: “L’insuccesso mi ha dato alla testa” annotata da Flaiano perché solo accettando la cruda realtà un uomo intelligente poteva trovare conforto alle cocenti conclusioni di una vita che avrebbe dovuto dargli molto di più.

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