CRITICARE GLI DEI POTEVA CONDURRE ALL’ESILIO

73

Stampa questo articolo
SIGNIFICATIVI PARALLELI TRA IL DESTINO DI OVIDIO E QUELLO DELLA SUA CREATURA ARACNE

10 MARZO 2019 – Tante piccole tracce possono condurre fuori da un labirinto. E nel caso della interpretazione sulle cause dell’”esilio” di Ovidio possono dare un sollievo dal senso di frustrazione per non essere riusciti neanche con il Bimillenario e neanche con le mille connessioni di ricercatori di livello, a spiegare il mistero. Oltre tutto, talvolta le mille tracce possono disorientare, piuttosto che ricondurre su un sentiero unico e accreditabile.

Se la lettura dei miti delle “Metamorfosi” non si risolve soltanto nel godimento per tanta eleganza e tanta facilità di descrizione (si direbbe: per l’immedesimazione che Ovidio offre al lettore verso i personaggi e le situazioni), si possono tentare nuove ipotesi. E quella dell’episodio di Aracne, umile tessitrice, proveniente da una famiglia di umili artigiani, può confermare che occorre conservarsi sulla interpretazione del “carmen”, causa della relegazione, come un atto di dissonanza al senso religioso: della religione ufficiale, di quella per la quale Augusto riaffermò con convinzione il ruolo del princeps.

Nella gara di tessitura che la contrappone addirittura a Minerva, Aracne è bravissima: sembra più veloce della stessa Minerva, verso la quale, tra l’altro, non ha nessun riguardo e sottomissione . E già in questo si intravvede un parallelo della condotta di Ovidio nei confronti di Livia, moglie di Augusto e quasi certamente maggiore artefice della relegazione a Tomi. Ma una circostanza fondamentale aiuta a comprendere quanto il destino di Aracne sia assimilabile a quello di Ovidio: ella nella sua tela raffigura vari episodi di condotte non proprio esaltanti degli dei e dei loro amori con i mortali e, addirittura, di trasformazioni determinate dall’intervento di dei gelosi o invidiosi, o comunque permeati da vizi grandi e piccoli. Come non vedere la rappresentazione che (non su tela, ma) con uguale (se non maggiore) efficacia, Ovidio aveva appena compiuto (e non del tutto esaurito) nell’8 d.C. quando aveva completato i quindici libri delle Metamorfosi ?

La galleria di miti che Ovidio allestisce con la sua opera maggiore (che non riuscirà a correggere perché fulminato dall’editto della relegazione) è una serie quasi infinita di compiaciuta descrizione dei difetti degli dei, intervallata qua e là di più edificanti esempi dalla condotta dei protagonisti dell’Olimpo.

Orribile destino attende Aracne, che, insofferente alla sconfitta e all’estremo insulto per essere stata colpita con la spola da Minerva che la rimprovera per il soggetto delle sue raffigurazioni, preferirebbe la morte e si impicca, ma viene salvata. E’ proprio la sua concorrente che però la lascia appesa, come appunto il ragno nel quale la ingenua artigiana viene trasformata, costretta a rimanere legata al suo stesso filo. Aveva sconfinato nell’ambito proibito della contestazione delle divinità; così come Ovidio aveva a più riprese quasi schernito Apollo, che per Augusto doveva rappresentare un ideale nuovo della nuova fondazione dell’Impero.

Please follow and like us: