BIAGI IL CANDIDO DEVE DIMOSTRARE LA SUA BUONA FEDE

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PARADOSSALE RECITA A SOGGETTO SUGLI SFREGI ALLA CITTA’

30 MARZO 2019 – Secondo un “patto tra gentiluomini”, il direttore dei lavori per la sostituzione della soglia di pietra tra Piazza XX Settembre e Corso Ovidio avrebbe dovuto sospendere il cantiere almeno fino a lunedì, per consentire una pausa di riflessione. Lo ha detto l’assessore Biagi al “Messaggero” che lo riporta oggi. Secondo l’arch. Giovannucci non c’era nessun ordine scritto e, quindi, nessuno gli aveva ordinato la sospensione; per giunta, il progetto aveva l’assenso della Soprintendenza.

Un’altra anima candida si aggira su questo buffo affare del travertino che ha sostituito la pietra in Piazza. Dopo quelle delle persone che credono ad una Soprintendenza premurosa nella conservazione del bello e contro l’invasione del travertino, si aggiunge quella del nuovissimo assessore, Biagi, che viene anticipato da fama di persona per bene e sicuramente più premurosa dei funzionari della Soprintendenza.

Ma di anime candide è costellata la storia dei peggiori risultati amministrativi o politici. Candido era Franco Battiato, nominato assessore alla cultura della Sicilia e defenestrato in quattro e quattr’otto. Procedendo a ritroso, candido era Luigi La Pira, che da sindaco di Firenze gestiva una sorta di ministero degli Esteri; lo stavano per santificare, ma in quanto a progressi nella gestione del pubblico va steso un velo pietoso; candido era Francesco II, 23enne che si trovò a capo di un “regno difeso solo dalle sirene”, come canta Eugenio Bennato e tollerò che un re armato invadesse il suo territorio senza aver dichiarato guerra e lo Stato che per ricchezze, industria e cultura avrebbe potuto unificare l’Italia, si trovò colonizzato. Insomma, via via nobilitando, l’esempio di Biagi che si fida del “patto tra gentiluomini” ha dei precedenti illustri.

Ma che un assessore si accontenti di una chiacchierata da bar e non informi subito il sindaco, pretendendo che un fatto che rientra nelle sue competenze venga affrontato con le dovute formalità, è cosa che lascia sconcertati e, in chi non è candido come non siamo mai stati noi, lascia ampio spazio a supporre che sia una recita a soggetto per evitare una giusta reazione dell’opinione pubblica: la sindaca tace come fa sempre quando non sa cosa rispondere o non le conviene rispondere; l’assessore dà in pasto la sua versione, tanto nessuno può smentirlo proprio perché non mette nero su bianco; il direttore dei lavori si aggrappa saldamente ad una giusta osservazione, perché se avesse sospeso in base ad un pourparler avrebbe poi dovuto rispondere alla richiesta di giustificazioni della sindaca, che riacquista la parola quando le conviene e dopo che altri hanno preso posizione. Da questo girotondo, che proprio non ha i connotati dell’ambiente dove si maturano patti tra gentiluomini, l’assessore può uscire a testa alta solo parlando direttamente all’opinione pubblica per confessare che la sua buona fede è stata carpita e che una sindaca non si dovrebbe nascondere dietro ad un… cordolo. Di conseguenza, può andare sul cantiere per impedire materialmente che si prosegua, senza patti e senza furbizie; oppure può prendere atto, come altri hanno fatto prima di lui impattando con la dott.ssa Annamaria Casini, che non ci sono le condizioni per governare a testa alta e che anche sulla sostituzione di una soglia di pietra in soglia di travertino si compie la recita a soggetto per conservare la poltrona tirando a campare e sfregiando la città. Così resterebbe un gentiluomo. Ha tempo poche ore.

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