APPLAUSI A SALVINI E OSPEDALI AL NORD

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PARADOSSI DEI LEGHISTI ABRUZZESI

16 MARZO 2019 – Abbiamo sentito il fragore dei sostenitori di Matteo Salvini in Piazza XX Settembre nell’ultima campagna elettorale: la piazza non era piena, ma lo spirito era forte. Sottolineature ai proclami del “Capitano”, versacci all’indirizzo di D’Alfonso (e ci saremmo uniti se non fosse per quello che stiamo per scrivere), promesse che “con il vecchio non si scende a patti”, rivendicazioni della nuova affermazione della Destra (e ci saremmo uniti se non fosse che venivano da chi qualche anno fa combatteva i poliziotti dal Leoncavallo).

Inutilmente nei giorni precedenti abbiamo sottolineato che la Lega era quella che voleva punire ancora il Sud, come se non fosse stato massacrato dall’Italia liberale di fine Ottocento, dal Fascismo industrial-latifondista che lo foraggiò nel 1921 e lo sostenne per poi fargli mancare le scarpe degli Italiani in Russia e dagli industriali del dopoguerra che lo hanno riempito di rifiuti a basso costo di smaltimento.

Insomma, una bella paccottiglia di controsensi; che però piaceva alla folla. E piace ancora alla folla.

Ora capiremmo che quegli applausi venissero da una cittadina del Nord: con un ospedale ben funzionante, nel quale debbono andare anche i meridionali per curarsi di cancro e di molte altre malattie. Ma vengono da Sulmonesi (invero i Sulmonesi non era molti a Piazza XX Settembre e per lo più stavano zitti con la diffidenza e pigrizia tipica dei Sulmonesi) oppure anche da Sulmonesi, che con la politica del “Prima il Nord”, anticipatrice del “Prima gli Italiani” introdotto per esigenze elettorali, hanno tutto da rimetterci. E ci hanno rimesso già.

Qui non si salva il punto-nascite; qui si chiude il reparto di Oncologia; qui si chiudono i laboratori di analisi privati e nelle emergenze la gente d’Abruzzo deve andare al Nord. E questi applaudono; anzi si spostano dalla Destra alla Lega e sostengono la politica predatrice di Salvini. Pare lo facciano perché non garbano loro i grillini, che invece di tratteneri i soldi del finanziamento come fanno i leghisti (pure i 49 milioni che debbono restituire) li hanno devoluti per spazzaneve dopo la tragedia di Rigopiano oppure li hanno proprio rifiutati.

Comunque sia, buttarsi in braccio a chi ti chiude gli ospedali (oppure, il che è lo stesso, fornisce di dotazioni e personale quelli del Nord) solo per fare dispetto ai nemici di avventura nel governo di Roma, è segno di grave disagio, forse anche di qualche aspirazione autolesionistica male repressa.

Speriamo che le ultime rivelazioni, da parte di un giornale tutt’altro che grillino come il Corriere della Sera, siano servite a far capire che il “Capitano” pensa agli affaracci suoi e indossa una felpa meridionalista oppure si scatta i “selfie” per coglionare ancora di più gli Italiani del Sud.

Ma i consigli che vengono dalla pancia, anziché dalla testa, sono davvero i più determinanti e certo produrranno i loro effetti anche se la Lega dovesse togliere gli ospedali, le ferrovie, le autostrade e i tribunali e completare il lavoro intrapreso da Gerosolimo e D’Alfonso per la Valle Peligna. Non per niente, gli epigoni del “civismo” collaborano saldamente con gli assessori leghisti alla Regione Abruzzo. Strano elettore il Sulmonese.

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